venerdì 12 luglio 2013

Le bugie di Pippo Baudo sulle Fosse Ardeatine



Come molti di voi ormai sapranno, Lunedì 8 luglio è andato in onda su Rai Tre in prima serata il programma ‘Il viaggio’, con Pippo Baudo. Al suo interno è stato dedicato un servizio al Sacrario delle Fosse Ardeatine nel quale il presentatore ha intervistato il maggiore dell’Esercito Italiano, Francesco Sardone. Purtroppo ancora una volta, parlando di via Rasella, si sono rappresentati i fatti come se si fosse trattato di un attentato terroristico, e non di una "legittima azione di guerra partigiana", come è stato riconosciuto più volte dalla Corte di Cassazione italiana e da numerosi tribunali, nonché dal comune sentire Antifascista.

Dispiace (viene sottolineato in una presa di posizione dell'Anpi romano) che uno dei più noti volti della TV italiana abbia scelto, ponendo le domande, di porre l’accento su presunti fatti poco chiari ancora oggi, quando la verità storica dovrebbe essere oramai riconosciuta e sedimentata.

Inoltre è bene e dovuto correggere il maggiore Sardone, che ha raccontato che dopo l’8 settembre del 1943 i Gruppi Armati Proletari cominciarono a compiere attentati contro i tedeschi, evidentemente confondendo i G.A.P. , Gruppi di Azione Patriottica responsabili dell’azione di via Rasella, con i Gruppi Armati Proletari, gruppo terroristico degli anni di piombo (!!!).

Parlando della rappresaglia, le domande di Baudo sembrano legittimare le presunte leggi di guerra, solo in parte spiegate dal maggiore dell’Esercito, continuando a diffondere l’errata idea che si potessero uccidere 10 persone per ogni militare morto. Baudo afferma: ”Dobbiamo dire la verità, sui fatti ancora si discute… gli autori non si sono mai presentati, anzi, sono stati insigniti di medaglia d’oro ed alcuni hanno fatto i deputati”.

In realtà l'eccidio fu compiuto dai tedeschi in gran segreto e in tempi rapidissimi (21 ore dopo l'azione), in combutta con la polizia fascista, che consegnò alle SS di Kappler una parte delle vittime. Non fu rivolto alcun appello a consegnarsi agli autori dell'azione di via Rasella nè vi fu alcun preavviso della rappresaglia. Proprio per celare il posto dell'eccidio, i tedeschi fecero esplodere delle bombe all'ingresso delle cave Ardeatine.

Ricordiamo quindi al signor Baudo, nel 70° anniversario della Resistenza, e a tutti i cittadini italiani qual'ora lo avessero dimenticato, che la Verità è un’altra, già scritta e verificata dai dovuti tribunali e dal comune sentire Antifascista sul quale è nata la Repubblica Italiana.


Un'allegra grigliata nazista a Canzo



Il manifesto organizzativo di Militia Como che indice l’appuntamento del 27-28 luglio, in quel di Canzo (Valassina), presenta un allegro maialino e promette «grigliata, birra alla spina, musica e divertimento», nacondendo invece le vere ragioni del ritrovo neo-nazista.

Rifacendosi a Julius Evola, il maggior pensatore neonazista italiano, Militia Como afferma di appartenere all’«area» di coloro che vogliono «rimanere in piedi tra le rovine». Le rovine sarebbero quelle della civiltà moderna, che dopo l’illuminismo e la rivoluzione francese avrebbe perso il contatto con una «Tradizione superiore, trascendente», quella di una «società antiegualitaria, gerarchica e qualitativa». E la “milizia” cui ci ispira è quella che lo stesso Evola vedeva incarnata nelle SS naziste, un modello di ordine ascetico-militare da lui stesso considerato insuperabile. Non è dunque un caso che i manifesti di Militia celebrino ossessivamente la “scelta dell’onore”, ovvero la fedeltà al fascismo e al nazismo. Da qui i riconoscimenti a Emilio Maluta, uno dei fondatori del Battaglione Lupo, incorporato nella Decima Mas, e a Velia Mirri, ausiliaria della Repubblica di Salo, raffigurata mentre bacia la bandiera sullo sfondo di un’aquila che tiene fra gli artigli il fascio littorio.

Lupi e aquile appaiono insieme nei manifesti accanto ai motti dannunziani, come “Fidem servabo genusque” (“Conserverò la fedeltà e la stirpe”). Militia, d’altra parte, è anche il titolo di un testo di Léon Degrelle, in cui sono raccolte le «parole di passione» del Comandante della 28° SS Freiwillige Panzergrenadier Division Vallonie, da sempre uno dei principali riferimenti del neonazismo europeo, insieme a Corneliu Codreanu, il fondatore delle antisemite Guardie di Ferro.
La “Fedeltà e l’Onore” di cui si parla sono quelle cantate dai loro “eroi” della Decima Mas: «Quando all’obbrobrio l’otto di settembre / abbandonò la Patria il traditore / sorse dal mar la decima flottiglia / e prese l’armi al grido: Per l’onore! ». Un “Onore” che consistette nell’essere servi dei nazisti, impegnati nella caccia ai loro stessi compatrioti e nel rastrellamento degli ebrei!!!
Con questo bagaglio Militia afferma di voler rappresentare una «voce fuori dal coro del mondo liberalborghese e liberalcapitalistico, la minoranza rumorosa che rifiuta il falso dualismo destra-sinistra» , favorevole a una «terza via» contro «capitale e profitto da una parte e sterile lotta di classe dall’altra». L’appello a coloro che si sentono «antagonisti, ribelli, alternativi», ossia «non conformi». «Questo è l'ululato che deve riecheggiare nei boschi. Ogni lupo solitario deve riuscire a sentire la voce di un altro suo simile perché ciò dà Forza per tornare branco e trasmette Paura a chi ode questi ululati... di valle in valle, di bosco in bosco… fin quando i lupi torneranno famelici e vendicativi!». «Non essere un lupo solitario: unisciti al branco!» dice un loro manifesto.

Insomma una nera accozzaglia nazista.…altro che allegra grigliata!







lunedì 8 luglio 2013

Grave atto intimidatorio alla festa Comunista!!!

Riceviamo il comunicato della segreteria del Comitato Lombardo del Partito Comunista a seguito di un grave atto intimidatorio avvenuto nella notte di venerdì 5 Luglio.
Nonostante il vile e vandalico atto la festa è proseguita gioiosa per tutti i 3 giorni richiamando compagni/e da ogni parte della Lombardia ed anche dal Piemonte.

Il vile fascista non deve passare!!!






Sezione A. Gramsci  Rho-Milano

                  COMUNICATO

IERI, VENERDI’ 5 LUGLIO, A RHO, ALLA FESTA COMUNISTA, ORGANIZZATA DAI COMPAGNI DI CSP-PARTITO COMUNISTA DI RHO-MILANO, NEL PIENO DEL SUO SVOLGIMENTO, E’ AVVENUTO UN VILE EPISODIO INTIMIDATORIO, DA PARTE DI UN GRUPPUSCOLO DI GIOVANI SCONOSCIUTI: SONO STATE, MALDESTRAMENTE SOTTRATTE ALCUNE BANDIERE, UNA DELLE QUALI E’ STATA BRUCIATA IN LOCO.
LA REAZIONE DEI COMPAGNI PRESENTI E’ STATA, FERMA E PRONTA E, GLI SCIAGURATI, SI SONO DATI ALLA FUGA.
NEL DENUNCIARE LA VILE AZIONE,
COMUNICHIAMO CHE LA NOSTRA VIGILANZA RIMARRA’ ALTISSIMA,
CHE OGNI TENTATIVO INTIMIDATORIO, OGNI ATTO CONTRO LA FESTA COMUNISTA IN CORSO E CONTRO I SIMBOLI DEL NOSTRO PARTITO, NON SARA’ TOLLERATO E VERRA’ IMMENDIATAMENTE E FERMAMENTE CONTRASTATO.

                         LA SEGRETERIA DI CSP-PARTITO COMUNISTA
                                   RHO-MILANO



venerdì 5 luglio 2013

Lo chiamavano Eccidio. Per noi fu giusta rappresaglia Partigiana!



Stiamo parlando del cosiddetto "eccidio" di Schio avvenuto nella notte tra il 6 e il 7 luglio 1945 (due mesi dopo la fine della guerra) a Schio (Vicenza) da un gruppo formato da ex partigiani della Divisione garibaldina "Ateo Garemi" ed agenti della Polizia ausiliaria partigiana (istituita alla fine della guerra e composta da ex partigiani).

Schio, nella provincia di Vicenza, aveva pagato cara l'opposizione al fascismo da parte di molti suoi abitanti durante la Seconda guerra mondiale. In quella zona, gli occupanti nazisti e i loro alleati fedeli a Mussolini repressero l'antifascismo in modo particolarmente feroce (uomini, donne e bambini non vennero risparmiati dalla ferocia fascista e nazista). Inoltre, la zona divenne un punto di raccolta di truppe tedesche verso la fine del conflitto, provocando fortissime tensioni con la popolazione ed innumerevoli violenze (sempra causate dall'ignoranza nera, tratto fondamentale e colonna portante di un pensiero nazional-popolare bieco ed assassino).

Tra le molte ingiustificate uccisioni perpetrate dai nazisti e dai logo cagnolini fascisti ricordiamo la giornata del 14 aprile 1945, quando le Brigate Nere arrestarono il partigiano Giacomo Bogotto, lo torturarono, gli cavarono gli occhi e forse lo seppellirono ancora vivo. La sua salma sarà riesumata il giorno dopo la Liberazione di Schio, il 30 aprile, davanti agli occhi di una popolazione sconvolta ed inferocita.

A maggio, poi, arrivano le notizie della strage di Pedescala: 82 civili innocenti uccisi dai tedeschi in ritirata, come rappresaglia di un attacco effettuato dai partigiani mentre i tedeschi fuggivano. Gli abitanti della zona tentano di farsi giustizia da soli e solo l'intervento del comando alleato limita le vittime fasciste a pochi individui.

Ultimo atto (preferiamo fermarci qua per non dover scrivere un libro intero!) che mostra chiaramente la cattiveria e ferocia fascista/nazista: il 27 giugno William Pierdicchi, unico sopravvissuto dei 14 antifascisti di Schio deportati a Mauthausen-Gusen e Dachau a causa delle delazioni degli aderenti alla RSI, rientrò in città in uno stato miserabile, ridotto al peso di 38 chili, suscitando un forte moto di rabbia popolare: il giorno dopo un'enorme folla si radunò nella piazza principale del paese chiedendo giustizia.

Nella zona di Schio era stata attiva durante la Resistenza, la Divisione Garibaldi "Ateo Garemi", di orientamento naturalmente e fieremente Comunista. Alla fine della guerra le formazioni partigiane ebbero l'ordine di consegnare le armi e di smobilitare. La maggior parte dei partigiani eseguirono l'ordine, ma una parte di essi che aveva lottato non solo per cacciare lo straniero, ma assai più per arrivare ad un nuovo ordine sociale in Italia, mostrò a ragione molta reticenza. A Schio nel maggio del 1945 il potere civile era tenuto dal locale CLN e dal nuovo consiglio comunale da esso nominato. Sindaco era un comunista: Domenico Baron. Il potere militare era detenuto dall'esercito alleato, da reparti dell'esercito Italiano, da pochi Carabinieri della locale stazione e da uomini delle ex-Brigate Garibaldi ingaggiati nella Polizia ausiliaria partigiana per il mantenimento dell'ordine pubblico.

Dopo aver subito per più di 20 anni ogni tipo di soprusi ed angherie, un reparto di partigiani della brigata garibaldina, comandato da Piva Igino e Bortoloso Valentino (nomi di battaglia "Romero" e "Teppa"), irruppe nella notte del 6 luglio nel carcere della città e prelevò 99 detenuti fascisti dal carcere.
L'evento ebbe grande risonanza non solo nazionale, ma internazionale e resta soltanto da notare che all'indomani dell'evento il Partito Comunista Italiano (ormai già avviato sulla via del revisionismo e del democretinismo), condannarono l'accaduto in quanto la guerra era già finita da nove settimane e si sarebbe dovuto attendere l'inchiesta sulle responsabilità individuali delle persone arrestate. Nascondendosi dietro un paravento di carta velina, anche L'Unità aveva definito i responsabili dell'eccidio come "provocatori trotskisti".
Nel 1946 il Ministro (sedicente comunista) Palmiro Togliatti fece approvare una amnistia a favore dei crimini di guerra, di cui beneficiarono migliaia di fascisti e collaborazionisti ma anche gli autori degli eccidi e di moltissimi altri casi simili di giustizia sommaria, mandando all'aria il repulisti nazionale assolutamente necessario a proteggere la Repubblica Italiana, basata e fondata sulla democrazia Antifascista (e i figli e nipoti di quei fascisti amnistiati ce li ritroviamo tutt'oggi ancora in giro).

C'è da aggiungere per dovere di cronaca che recentemente il fatto di Schio è stato riportato alla ribalta dai libri di Giampaolo Pansa sulla Resistenza e di Massimo Caprara, già segretario di Palmiro Togliatti e successivamente aderente a Comunione e Liberazione (e questo solo per farvi capire che razza di "comunisti" infestavano il Partito Comunista Italiano!!!).

Resta inteso che i morti sono morti. Che dispiace che anche alla fine del conflitto ci siano state delle uccisioni e rappresaglie. Ma non ci sentiamo di condannare nessuno. Assolutamente no! Per quante famiglie hanno pianto e sofferto, hanno visto uccidere con ferocia assassina il marito, la moglie, i parenti o peggio ancora i figli (piccoli o piccolissimi!). La rappresaglia ci stava. L' "eccidio" di Schio non fu un eccidio, ma una giusta rappresaglia Partigiana contro i mostri fascisti che hanno tradito, martoriato, svenduto ed ucciso il popolo italiano.





giovedì 4 luglio 2013

Preannunciato ennesimo raduno neonazista in Lombardia. ORA BASTA!



È in preparazione, tra Erba e Canzo, in provincia di Como, dal 27 al 28 luglio, in un capannone messo a disposizione da uno spedizioniere privato, un meeting a carattere nazionale promosso da Militia Como, con l’adesione di Forza nuova e di tutto il circuito di Hammerskin e Lealtà azione. L’incontro, formalmente sotto la dicitura di “Festa d’estate Atto III”, vedrà insieme sigle assai diverse per storia e caratteristiche, riunite ora in un appuntamento che si vorrebbe nazionale. Al centro dell’iniziativa Militia Como e Forza nuova.
Militia di Como è da sempre in stretti rapporti con alcune vecchie figure dell’eversione nera degli anni Settanta. Solo un paio d’anni fa, il 14 gennaio 2011, presso la sala della Circoscrizione n. 4, a Camnago Volta, invitò a una pubblica conferenza Stefano Delle Chiaie, l’ex capo di Avanguardia nazionale, e Giancarlo Rognoni, il leader milanese di Ordine nuovo, condannato per la tentata strage del 7 aprile 1973 sul treno Torino-Roma. Il 12 maggio scorso, per non smentirsi, Militia aveva invece presentato a Lecco (sempre nella sala di un consiglio di zona) il libro Atmosfere in nero di Mario Merlino, il noto provocatore di Avanguardia nazionale della fine degli anni Sessanta (passò alla storia per le sue infiltrazioni a sinistra). Dal canto suo, sempre a Como, il 27 gennaio 2012, Forza nuova organizzò nella sua sede in via Napoleona 1 la proiezione di “Wissen macht frei” (“La conoscenza rende liberi”), il primo documentario negazionista dell’Olocausto edito in Italia, nell’occasione definito “pesce d’aprile ebraico”.
La Digos ne sequestrò una copia. A organizzare l’evento fu Mirko Viola, arrestato nel novembre 2012, e successivamente condannato a due anni e otto mesi, «per associazione per delinquere facente capo alla Sezione italiana del sito Stormfront», dedito, secondo il mandato di cattura, «alla diffusione di ideologie razziste», ma anche (secondo la sentenza) alla costituzione «di un gruppo operante con una struttura più ampia avente le caratteristiche tipiche di movimenti che ricordano lo spontaneismo armato di alcune formazioni di estrema destra operanti in Italia a cavallo degli anni '80». Nelle motivazioni della stessa sentenza, oltre alle minacce a giornalisti, ad autori come Roberto Saviano e a rappresentanti della comunità ebraica romana, è stato evidenziato anche il passo in cui Viola si dice pronto «a portare una bella testa di maiale grondante sangue da lanciare contro i mussulmani». Anche per questo, non tanto misteriosamente, sulla bozza della locandina approntata per l’occasione troneggia un maiale sorridente. Un palese omaggio in chiave razzista proprio a Mirko Viola, per altro nuovamente in carcere (a San Vittore) da pochi giorni per aver violato gli obblighi degli arresti domiciliari.
Mentre arrivano le adesioni del Veneto fronte skinheads di Piero Puschiavo, dell’associazione Raido di Roma, un gruppo di fanatici di Evola e di Codreanu (il fondatore della Guardia di ferro rumena), di Maurizio Murelli dello Spazio Ritter di Milano, dell’associazione Zenit, tra i promotori della manifestazione del 15 giugno scorso a Roma di tutta l’estrema destra in difesa del dittatore siriano Assad, del Gud di Trieste (Gruppo unione difesa), il rischio evidente è il possibile ripetersi, nuovamente in Lombardia, di appuntamenti a carattere nazionale, con il convergere da più parti di militanti neonazisti, come è già accaduto il 20 aprile scorso a Varese (per il compleanno di Hitler) e a Milano, presso Rogoredo (organizzato dagli Hammer), il 15 giugno appena passato.
Che non si tratti di una semplice grigliata fra amici, con contorno di bande nazirock (sul palco sono attesi i Malnatt e i Gesta Bellica), è più che evidente. Sarebbe tempo di vietare appuntamenti di questa natura, luogo privato o meno, il cui scopo, in definitiva, è solo quello di propagandare l’odio razziale.
DICIAMO NO! E TUTTI UNITI FACCIAMO SENTIRE LA NOSTRA VOCE ANTIFASCISTA E ANTIRAZZISTA!