martedì 23 aprile 2013
E' bufera sul raduno-shock per il compleanno di Hitler a Varese
Tutti si scandalizzano, ma nessuno fa niente!
Né torte né candeline da spegnere: solo tante braccia tese e cori «Sieg heil!» («Salve vittoria!»). Perché il festeggiato si chiama Adolf Hitler. Per celebrarne la nascita sono arrivati in centinaia. Da tutta Italia e da mezza Europa. Skinheads e altri gruppi di nostalgici nazi, cranio rasato, anfibi e bomber: «perché Varese domani sarà la città più fredda d’Italia», avvertiva un post sul sito degli organizzatori, la Comunità militante dei Dodici raggi, sede a Caidate (Sumirago).
Un sabato notte in onore del Führer. Una stazione dismessa delle Ferrovie Nord, a Malnate, trasformata in un’area per feste e concerti, affittata ai neonazi dall’associazione culturale filoleghista «I nostar radis» (“Le nostre radici”). Centoventiquattro anni dopo la venuta al mondo di Hitler (20 aprile 1889) sotto la tensostruttura allestita accanto ai vagoni e ai binari, l’altra sera è andato in scena uno di quei raduni che non possono passare inosservati. Un raduno che ha il sapore della doppia sfida: perché proprio a Varese in questi giorni si sta celebrando il processo (per istigazione all’odio razziale e religioso) a una ventina di militanti di estrema destra (tra cui il consigliere comunale Pdl di Busto Arsizio Francesco Lattuada) che nel 2008 diedero vita a una festa simile (all’epoca i fan hitleriani si diedero appuntamento in una birreria di Buguggiate).
Ufficialmente la serata è stata organizzata per celebrare i 20 anni di fondazione della comunità militante skinhead di Varese (1993), ma la data non è stata scelta a caso: e lo hanno dimostrato gli slogan e i rimandi al Terzo Reich che hanno caratterizzato l’evento. Sul palco si sono esibiti alcuni tra i principali gruppi musicali del genere «Oi!» (definito anche nazirock): Civico 88, Garrota, Legittima Offesa, Linea Ostile. Il pubblico: 600-700 militanti di estrema destra arrivati da tutta Italia (molta Lombardia, e poi gruppi da Siena, Lucca, Pisa, Sassari, Trento, Verona, Roma, Genova, Novara, Torino, Pescara) e da diversi Paesi europei (Spagna, Francia, Svizzera, Austria, Germania, Polonia, Ungheria). Il tam tam che nei giorni scorsi aveva pubblicizzato il raduno sui siti della galassia «nera» è partito dai militanti della Comunità dei Dodici Raggi («Do. Ra»). Ma il luogo è stato tenuto coperto fino all’ultimo. I neonazi si sono ritrovati all’uscita di Castronno, sull’autostrada A8 Milano-Varese. Poi da lì hanno raggiunto la vecchia stazione di Malnate-Valle Olona. Criptiche — sullo stile rave party — anche le indicazioni stradali: il percorso era indicato da cartelli col numero «88» (il numero che i neonazisti tedeschi usano per dire «Heil Hitler»). Sul sito di Do. Ra. era stata è diffusa un’immagine di Hitler durante un comizio tratta dal Mein Kampf: il Furher è circondato da 46 soldati delle SA (le Squadre d’assalto naziste) — tra cui un giovanissimo Rudolf Hess — , che il 4 nobembre del 1921 respinsero l’assalto di 800 avversari politici. «La forza della volontà», è il titolo. È stata una delle parole d’ordine della serata. Musica, insulti alla polizia e allo Stato, birra a fiumi, e saluti nazisti. La nuova provocazione dei neonazisti varesotti arriva 15 giorni dopo le perquisizioni della Digos nelle abitazioni dei componenti del gruppo musicale Garrota, collegati a «Do. Ra. « (che compongono il «Sole nero », simbolo dell’ordine esoterico nazista).
Una risposta alle forze dell’ordine e alla procura. Una prova di forza. «Ci siamo limitati a tenere sotto controllo la serata», spiegano dalla Digos di Varese, diretta da Fabio Mondora. Il luogo scelto dai neonazi — un locale privato affittato da un privato per eventi e quindi aperto al pubblico — aveva tutte le autorizzazioni in regola. Quello che hanno poi fatto i 600 partecipanti all’interno della struttura, è un’altra storia. Ed è una storia che fa pensare. L’area che ha ospitato il raduno è ancora di proprietà di Ferrovie Nord (c’è anche un museo dei treni). La società regionale ha dato in concessione la tensostruttura all’associazione culturale “I nostar radis”, vicina alla Lega Nord, presieduta da Leopoldo Macchi, leghista varesotto. Nel cda di Ferrovienord fino a poco tempo fa sedeva Pasquale «Lino» Guaglianone, ex cassiere dei Nar (Nuclei armati rivoluzionari) e proprietario dei locali dell’ex centro sociale milanese di estrema destra «Cuore Nero». Ma questa è solo una coincidenza.
A lanciare l’allarme sulla recrudescenza neonazi in Lombardia, e in particolare nella provincia di Varese, è Gennaro Gatto, dell’Osservatorio democratico delle nuove destre (creato e coordinato da Saverio Ferrari). «Il maxi raduno di Malnate è l’ennesima, triste occasione in cui la tranquilla e indifferente provincia varesotta si trasforma diventando un laboratorio nazionalsocialista".
Il fascio si combatte, punto e basta. Nessuno appello alle Istituzioni italiane, conniventi con il risorgere di movimenti nazionalsocialisti e fascisti!
Né torte né candeline da spegnere: solo tante braccia tese e cori «Sieg heil!» («Salve vittoria!»). Perché il festeggiato si chiama Adolf Hitler. Per celebrarne la nascita sono arrivati in centinaia. Da tutta Italia e da mezza Europa. Skinheads e altri gruppi di nostalgici nazi, cranio rasato, anfibi e bomber: «perché Varese domani sarà la città più fredda d’Italia», avvertiva un post sul sito degli organizzatori, la Comunità militante dei Dodici raggi, sede a Caidate (Sumirago).
Un sabato notte in onore del Führer. Una stazione dismessa delle Ferrovie Nord, a Malnate, trasformata in un’area per feste e concerti, affittata ai neonazi dall’associazione culturale filoleghista «I nostar radis» (“Le nostre radici”). Centoventiquattro anni dopo la venuta al mondo di Hitler (20 aprile 1889) sotto la tensostruttura allestita accanto ai vagoni e ai binari, l’altra sera è andato in scena uno di quei raduni che non possono passare inosservati. Un raduno che ha il sapore della doppia sfida: perché proprio a Varese in questi giorni si sta celebrando il processo (per istigazione all’odio razziale e religioso) a una ventina di militanti di estrema destra (tra cui il consigliere comunale Pdl di Busto Arsizio Francesco Lattuada) che nel 2008 diedero vita a una festa simile (all’epoca i fan hitleriani si diedero appuntamento in una birreria di Buguggiate).
Ufficialmente la serata è stata organizzata per celebrare i 20 anni di fondazione della comunità militante skinhead di Varese (1993), ma la data non è stata scelta a caso: e lo hanno dimostrato gli slogan e i rimandi al Terzo Reich che hanno caratterizzato l’evento. Sul palco si sono esibiti alcuni tra i principali gruppi musicali del genere «Oi!» (definito anche nazirock): Civico 88, Garrota, Legittima Offesa, Linea Ostile. Il pubblico: 600-700 militanti di estrema destra arrivati da tutta Italia (molta Lombardia, e poi gruppi da Siena, Lucca, Pisa, Sassari, Trento, Verona, Roma, Genova, Novara, Torino, Pescara) e da diversi Paesi europei (Spagna, Francia, Svizzera, Austria, Germania, Polonia, Ungheria). Il tam tam che nei giorni scorsi aveva pubblicizzato il raduno sui siti della galassia «nera» è partito dai militanti della Comunità dei Dodici Raggi («Do. Ra»). Ma il luogo è stato tenuto coperto fino all’ultimo. I neonazi si sono ritrovati all’uscita di Castronno, sull’autostrada A8 Milano-Varese. Poi da lì hanno raggiunto la vecchia stazione di Malnate-Valle Olona. Criptiche — sullo stile rave party — anche le indicazioni stradali: il percorso era indicato da cartelli col numero «88» (il numero che i neonazisti tedeschi usano per dire «Heil Hitler»). Sul sito di Do. Ra. era stata è diffusa un’immagine di Hitler durante un comizio tratta dal Mein Kampf: il Furher è circondato da 46 soldati delle SA (le Squadre d’assalto naziste) — tra cui un giovanissimo Rudolf Hess — , che il 4 nobembre del 1921 respinsero l’assalto di 800 avversari politici. «La forza della volontà», è il titolo. È stata una delle parole d’ordine della serata. Musica, insulti alla polizia e allo Stato, birra a fiumi, e saluti nazisti. La nuova provocazione dei neonazisti varesotti arriva 15 giorni dopo le perquisizioni della Digos nelle abitazioni dei componenti del gruppo musicale Garrota, collegati a «Do. Ra. « (che compongono il «Sole nero », simbolo dell’ordine esoterico nazista).
Una risposta alle forze dell’ordine e alla procura. Una prova di forza. «Ci siamo limitati a tenere sotto controllo la serata», spiegano dalla Digos di Varese, diretta da Fabio Mondora. Il luogo scelto dai neonazi — un locale privato affittato da un privato per eventi e quindi aperto al pubblico — aveva tutte le autorizzazioni in regola. Quello che hanno poi fatto i 600 partecipanti all’interno della struttura, è un’altra storia. Ed è una storia che fa pensare. L’area che ha ospitato il raduno è ancora di proprietà di Ferrovie Nord (c’è anche un museo dei treni). La società regionale ha dato in concessione la tensostruttura all’associazione culturale “I nostar radis”, vicina alla Lega Nord, presieduta da Leopoldo Macchi, leghista varesotto. Nel cda di Ferrovienord fino a poco tempo fa sedeva Pasquale «Lino» Guaglianone, ex cassiere dei Nar (Nuclei armati rivoluzionari) e proprietario dei locali dell’ex centro sociale milanese di estrema destra «Cuore Nero». Ma questa è solo una coincidenza.
A lanciare l’allarme sulla recrudescenza neonazi in Lombardia, e in particolare nella provincia di Varese, è Gennaro Gatto, dell’Osservatorio democratico delle nuove destre (creato e coordinato da Saverio Ferrari). «Il maxi raduno di Malnate è l’ennesima, triste occasione in cui la tranquilla e indifferente provincia varesotta si trasforma diventando un laboratorio nazionalsocialista".
Il fascio si combatte, punto e basta. Nessuno appello alle Istituzioni italiane, conniventi con il risorgere di movimenti nazionalsocialisti e fascisti!
Una "mezza" vittoria. Il governatore del Lazio Zingaretti sospende il finanziamento per il mausoleo a Graziani.
Il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, sospende il
finanziamento per il mausoleo a Graziani. E l'Anpi esprime piena
soddisfazione per il provvedimento attraverso twitter: "Una decisione
importante che riconsegna dignità alla storia e alle istituzioni
italiane".
“Ho chiesto - spiegava in una nota Nicola Zingaretti - agli uffici regionali di sospendere il finanziamento concesso al Comune di Affile, originariamente destinato al ‘completamento del Parco Rodimonte’ e alla ‘realizzazione di un monumento al soldato’, cioè al milite ignoto. Il Comune impropriamente ha poi deciso di dedicarlo a Rodolfo Graziani. A parte le palesi violazioni rispetto all’utilizzo del finanziamento pubblico, la nostra amministrazione non avallerà mai qualsiasi tentativo di distorsione o falsificazione della memoria storica, tanto più nel caso di una figura come quella del generale Graziani, su cui la storia ha già emesso da tempo il suo giudizio: per i crimini di guerra compiuti nel corso dell’aggressione coloniale nei confronti dell’Etiopia, con l’uso di gas, bombardamenti indiscriminati e rappresaglie contro la popolazione civile, con la costruzione di campi di concentramento, con la reclusione coatta delle popolazioni nomadi; per il suo sostegno indiscusso al regime fascista e al proseguimento della guerra affianco alla Germania nazista fino all’ultimo giorno nella Repubblica di Salò; per il suo apporto convinto alla guerra civile contro la Resistenza, da cui mai prese le distanze e che gli valse una condanna a 19 anni di reclusione con l’accusa di collaborazionismo, mentre rimasero pendenti i suoi trascorsi in Africa e le accuse di crimini contro l’umanità a lui rivolte da più parti".
"Già sei mesi fa - ricordava Nicola Zingaretti - quando non ero ancora presidente della Regione, avevo chiesto un passo indietro. A questo punto non possiamo che prendere atto della palese illegittimità del comportamento del Comune di Affile, sospendendo l’erogazione del saldo di 180mila euro per la realizzazione dell’opera fino al ripristino della proposta progettuale originariamente finanziata. Questo vuol dire apportare delle modifiche strutturali al monumento e intitolarlo come originariamente concordato ‘al soldato’, facendo scomparire qualsiasi riferimento a Rodolfo Graziani e cancellando questa provocazione, che rappresenta non solo un atto scorretto dal punto di vista legale e amministrativo, ma un’inaccettabile offesa alla libertà, alla democrazia e alla memoria di tutti gli italiani”.
“Ho chiesto - spiegava in una nota Nicola Zingaretti - agli uffici regionali di sospendere il finanziamento concesso al Comune di Affile, originariamente destinato al ‘completamento del Parco Rodimonte’ e alla ‘realizzazione di un monumento al soldato’, cioè al milite ignoto. Il Comune impropriamente ha poi deciso di dedicarlo a Rodolfo Graziani. A parte le palesi violazioni rispetto all’utilizzo del finanziamento pubblico, la nostra amministrazione non avallerà mai qualsiasi tentativo di distorsione o falsificazione della memoria storica, tanto più nel caso di una figura come quella del generale Graziani, su cui la storia ha già emesso da tempo il suo giudizio: per i crimini di guerra compiuti nel corso dell’aggressione coloniale nei confronti dell’Etiopia, con l’uso di gas, bombardamenti indiscriminati e rappresaglie contro la popolazione civile, con la costruzione di campi di concentramento, con la reclusione coatta delle popolazioni nomadi; per il suo sostegno indiscusso al regime fascista e al proseguimento della guerra affianco alla Germania nazista fino all’ultimo giorno nella Repubblica di Salò; per il suo apporto convinto alla guerra civile contro la Resistenza, da cui mai prese le distanze e che gli valse una condanna a 19 anni di reclusione con l’accusa di collaborazionismo, mentre rimasero pendenti i suoi trascorsi in Africa e le accuse di crimini contro l’umanità a lui rivolte da più parti".
"Già sei mesi fa - ricordava Nicola Zingaretti - quando non ero ancora presidente della Regione, avevo chiesto un passo indietro. A questo punto non possiamo che prendere atto della palese illegittimità del comportamento del Comune di Affile, sospendendo l’erogazione del saldo di 180mila euro per la realizzazione dell’opera fino al ripristino della proposta progettuale originariamente finanziata. Questo vuol dire apportare delle modifiche strutturali al monumento e intitolarlo come originariamente concordato ‘al soldato’, facendo scomparire qualsiasi riferimento a Rodolfo Graziani e cancellando questa provocazione, che rappresenta non solo un atto scorretto dal punto di vista legale e amministrativo, ma un’inaccettabile offesa alla libertà, alla democrazia e alla memoria di tutti gli italiani”.
lunedì 22 aprile 2013
Provincia di Varese: l'ultradestra nazi-fascista festeggia il compleanno di Adolf Hitler
Un raduno di nostalgici nel giorno del compleanno di Hitler. È andato in scena sabato 20 aprile nella periferia di Varese, alla Folla di Malnate, dove gli organizzatori hanno affittato un capannone in disuso. L’evento era stato annunciato in una location differente, nella sede della Comunità militante dei dodici raggi, in un altro paese della provincia. Ufficialmente la serata, corredata da una lunga serie di interventi musicali ad opera di Oi! Band, è stata organizzata per celebrare il ventennale di “Varese Skinheads”. A ballare alle note dei Garrota e dei Civico 88 sono arrivati militanti da tutto il nord Italia, oltre quattrocento persone.
Secondo quanto riportato dal sito dell’osservatorio democratico, proprio cinque membri dei Garrota, il 6 aprile scorso, sono stati oggetto di perquisizioni nell’ambito di un’indagine, avviata nel 2012 dalla procura di Brescia, in merito a minacce e insulti diretti al pubblico ministero di Varese Agostino Abate, indagine che ha portato al ritrovamento e al sequestro di materiale (scritti e volantini) che potrebbe configurare anche il reato di istigazione all’odio razziale. A sottolineare la coincidenza tra il ventennale della fondazione della comunità skinhead varesina e il compleanno di Adolf Hitler è stata l’Anpi varesina, che ha diramato una nota, chiedendo l’intervento delle autorità competenti, alla politica e alle istituzioni “affinché non si offra alcuna autorizzazione, ove richiesta, a simili eventi e nemmeno siano tollerate provocazioni ed apologia del passato regime, apologia vietata dalla Costituzione e dalla legge italiana”.
Secondo quanto sottolineato dai partigiani varesini, “il fatto che vecchi cascami di quel mondo ancora si ritrovino intorno a queste occasioni non sarebbe motivo di preoccupazione, ma semmai di commiserazione per la pochezza culturale espressa, se non fosse che, in una fase di crisi socio-economica che coinvolge soprattutto le generazioni più giovani, il silenzio e l’eventuale accondiscendenza rischiano di consentire spazi di propaganda che potrebbero attrarre persone sensibili ad alternative demagogiche e populiste”. Un appello che, evidentemente, è caduto nel vuoto. C’è un’altra coincidenza che con l’evento neofascista di Malnate. In questi giorni a Varese si è infatti svolta la seconda udienza del processo che dallo scorso 15 gennaio vede imputati alcuni esponenti dell’ultradestra locale, tra cui il consigliere comunale Pdl di Busto Arsizio Francesco Lattuada. Nell’aprile del 2007 alcune persone si riunirono in una birreria a Buguggiate (sempre in provincia di Varese) per festeggiare il compleanno di Hitler. In quell’occasione, secondo l’accusa, gli imputati intonarono cori razzisti stravolgendo canzoni pop con riferimenti agli ebrei o ad Anna Frank. Ora devono rispondere di istigazione all’odio razziale e religioso.
L'invito
per tutti noi Antifascisti è il ritrovo del 25 Aprile presso la fermata
Metropolitana di Palestro alle ore 14, per manifestare tutti uniti sotto le
rosse bandiere del Partito Comunista!
MORTE AL FASCIO!!! W IL 25 APRILE E I PARTIGIANI!!!
venerdì 19 aprile 2013
Pisa: il Comune intitola una strada a un fascista
L’Istituto
Storico della Resistenza in Toscana, insieme ad altri Istituti della Resistenza
dislocati nel resto della Regione, ”considerano assai grave” la recente
decisione del Comune di Pisa di intitolare una strada a Giuseppe Niccolai,
”persona e uomo politico che, con i fatti e con le parole, ha sempre
manifestato e rivendicato il suo orientamento dichiaratamente fascista, prima e
dopo la caduta del regime”. ”Quali che possano essere le qualità e l’eventuale
coerenza di un individuo – si legge in un comunicato dell’Istituto Storico
della Resistenza in Toscana – l’intitolazione di una strada é un atto pubblico
con cui si addita ad esempio e si consacra come parte qualificante della
memoria civile un evento, una persona, un ideale. In una comunità e in una
repubblica democratica, non può essere additato ad esempio per la cittadinanza
e non può essere considerata parte qualificante della nostra memoria civile
l’esperienza e l’operato politico e culturale di un fascista dichiarato quale
Giuseppe Niccolai”.
”Le istituzioni e i partiti che in esse rappresentano la città dovrebbero essere i primi tutori dei valori democratici, ma sembrano invece smarrire ogni certezza. Li richiamiamo vigorosamente al loro ruolo e al loro compito, ricordando che essi sono per primi chiamati a rispettare e far rispettare la Costituzione democratica e repubblicana, scaturita dalla lotta al fascismo e fondata su valori che del fascismo furono e sono l’antitesi”, afferma ancora l’Istituto presieduto dallo storico Ivano Tognarini. Che sottolinea: ”Tanto più grave é che questo accada mentre si apre il settantesimo anniversario della caduta del fascismo, della lotta di resistenza, della Liberazione, quando la riflessione sui valori e gli obiettivi della dittatura fascista, le tragedie di cui fu responsabile, nonché le sue eredità, dovrebbero essere più intensa e consapevole”. ”Tanto più grave – continua il documento – é che questo accade nella città ove ha vissuto a lungo e da poco si é spenta Teresa Mattei, che fin da giovanissima dedicò la propria vita alla lotta contro il fascismo, alla battaglia per le libertà e i diritti di tutti”.
Contraria all’intitolazione anche la biblioteca Franco Serantini di Pisa, intitolata alla memoria dell’anarchico ucciso in città durante gli scontri scoppiati dopo un comizio dello stesso Niccolai contestato dalle forze antifasciste.
La presa di posizione di centura da parte dell'Istituto storico della Resistenza in Toscana è stata diffusa dopo l'approvazione in consiglio comunale a Pisa di una mozione presentata da un consigliere del Pdl per intitolare una strada a Giuseppe Niccolai, prima esponente repubblichino e poi deputato del Msi.
La mozione, che proponeva anche l'intitolazione di altre strade a due storici esponenti pisani del Pci e della Dc, in nome di una presunta 'par condicio' storica, é stata approvata con 12 voti a favore su 25 presenti e con i voti contrari di Sel e Prc, mentre 10 consiglieri (9 dei quali del Pd) si sono astenuti.
”Le istituzioni e i partiti che in esse rappresentano la città dovrebbero essere i primi tutori dei valori democratici, ma sembrano invece smarrire ogni certezza. Li richiamiamo vigorosamente al loro ruolo e al loro compito, ricordando che essi sono per primi chiamati a rispettare e far rispettare la Costituzione democratica e repubblicana, scaturita dalla lotta al fascismo e fondata su valori che del fascismo furono e sono l’antitesi”, afferma ancora l’Istituto presieduto dallo storico Ivano Tognarini. Che sottolinea: ”Tanto più grave é che questo accada mentre si apre il settantesimo anniversario della caduta del fascismo, della lotta di resistenza, della Liberazione, quando la riflessione sui valori e gli obiettivi della dittatura fascista, le tragedie di cui fu responsabile, nonché le sue eredità, dovrebbero essere più intensa e consapevole”. ”Tanto più grave – continua il documento – é che questo accade nella città ove ha vissuto a lungo e da poco si é spenta Teresa Mattei, che fin da giovanissima dedicò la propria vita alla lotta contro il fascismo, alla battaglia per le libertà e i diritti di tutti”.
Contraria all’intitolazione anche la biblioteca Franco Serantini di Pisa, intitolata alla memoria dell’anarchico ucciso in città durante gli scontri scoppiati dopo un comizio dello stesso Niccolai contestato dalle forze antifasciste.
La presa di posizione di centura da parte dell'Istituto storico della Resistenza in Toscana è stata diffusa dopo l'approvazione in consiglio comunale a Pisa di una mozione presentata da un consigliere del Pdl per intitolare una strada a Giuseppe Niccolai, prima esponente repubblichino e poi deputato del Msi.
La mozione, che proponeva anche l'intitolazione di altre strade a due storici esponenti pisani del Pci e della Dc, in nome di una presunta 'par condicio' storica, é stata approvata con 12 voti a favore su 25 presenti e con i voti contrari di Sel e Prc, mentre 10 consiglieri (9 dei quali del Pd) si sono astenuti.
LE BORGATE DEL FASCISMO: Una mostra per il 25 aprile
Argomento fino a oggi poco dissodato, il processo di
popolamento della periferia romana è affrontato in questo libro per mezzo di
nuove fonti archivistiche, con cui è stato possibile verificare ipotesi di
studio di recente acquisizione. Sullo sfondo, la storia del più importante
Istituto di case popolari italiano svoltasi durante il ventennio, un periodo
nel quale l’ente, fiancheggiatore delle politiche urbanistiche e abitative del
fascismo per la capitale e, seppur a fasi alterne, organo edilizio del Governatorato,
fu impegnato nella costruzione di intere parti di città e in quella di un vasto
esperimento pedagogico di educazione fascista nei suoi caseggiati, contribuendo
anch’esso all’instaurazione di un sistema dalle caratteristiche totalitarie.
L'appuntamento è per Sabato, 20 Aprile 2013 dalle ore 17 presso Piazza Caterina Cicetti Roma
Al termine in Via Pitigliano 5 (al Centro Servizi
USICONS) la proiezione di METROPOLIS film muto del 1927 diretto da Fritz
Lang, considerato il suo capolavoro. È tra le opere simbolo del cinema
espressionista ed è riconosciuto come modello di gran parte del cinema di
fantascienza moderno, avendo ispirato pellicole quali Blade Runner e Guerre
stellari ed un piccolo buffet.
Organizza: Associazione
onlus USICONS con la collaborazione del CAT - Comitato Antifascista Trullo e
del Circolo Pd Trullo
giovedì 18 aprile 2013
Onore e gloria a Francesco Moranino, comandante partigiano, artefice della Resistenza che dette la libertà all'Italia
Cari compagni/e riportiamo in calce una nota di Marco Rizzo,
segretario di Csp-Partito Comunista, pubblicata sul sito del Partito in
occasione del 25 Aprile e a perenne memoria del comandante partigiano
"Gemisto" (alias Francesco Moranino). Questo è dovuto in primo luogo
per commemorare la memoria storica comunista italiana (e per questo ringraziamo
di cuore il compagno Marco), ed in secondo luogo per evitare che "certa
gente" possa anche solo supporre, sibilare (più o meno apertamente) che i
partigiani furono dei sanguinari assassini (come peraltro ha fatto Marco
Travaglio nel suo ultimo editoriale su Il Fatto Quotidiano).
Buona lettura.
Crediamo che la memoria sia una delle attività più
importanti per chi pensa ancora che la politica debba esser lo strumento di
cambiamento. Questo è uno dei motivi per cui vogliamo approfondire e
contrastare i processi di revisionismo storico che, in Italia e nel mondo,
stanno stravolgendo la realtà e la storia dei fatti. In questi giorni, grazie
all'ottimo libro di Massimo Recchioni "il Comandante Gemisto, un processo
alla Resistenza" possiamo dire la vera realtà dei fatti storici ed
imbastire una controffensiva alle menzogne revisioniste che, aiutate da una
certa pseudo sinistra per ora maggioritaria, rischiano di far passare le
vittime per carnefici e viceversa. E' questa la storia di Francesco Moranino,
Iscritto al Partito Comunista clandestino nel 1940, e condannato l'anno
seguente a 12 anni di carcere da parte del Tribunale speciale per la difesa
dello stato. Venne liberato nel 1943 a seguito della caduta del fascismo e,
dopo l'armistizio, entrò nella Resistenza.
Inviato dal PCI nel Biellese, assunse il nome di battaglia
di "Gemisto", diventando comandante del Distaccamento delle Brigate
Garibaldi denominato "Pisacane".
In seguito Moranino comandò la 50ª Brigata Garibaldi fino a che,
con l'incarico prima di comandante e poi di commissario politico, fu destinato
alla XII Divisione Garibaldi Pietro Pajetta.
Moranino era giovane ma aveva già dato prova di grande
affidabilità, per cui fu assegnato a comando del Pisacane, dove mise in luce,
sin dal primo momento, spiccate doti di organizzazione.
Col "Pisacane" Gemisto organizzò scioperi operai:
il suo carattere lo portò ad ignorare quelli che lo invitano a limitarsi alla
sua attività militare di partigiano. In realtà il lavoro di Moranino fruttò
tantissimo perché l'interazione con gli operai portò sia nuovi partigiani al
Pisacane che rafforzamenti nelle retrovie, consentendo di mettere in atto
grosse iniziative militari contro i nazifascisti : Moranino aveva costituito un
retroterra popolare di supporto, indispensabile per l'esistenza e l'attività
clandestina di una banda partigiana.
Nel dopoguerra Moranino divenne segretario della Federazione
comunista biellese e valsesiana. Candidato dal PCI a Torino con 11.909
preferenze, il 2 giugno 1946 fu eletto deputato all'Assemblea Costituente, il 3
febbraio 1947 - nel terzo governo De Gasperi - fu nominato sottosegretario alla
Difesa, il 18 aprile 1948 fu eletto deputato nel Fronte Popolare (PCI e PSI)
con 69.452 preferenze a Torino; a giugno 1953, Moranino fu rieletto per il PCI
con 52.647 preferenze.
Nel 1953, sotto il governo Pella, Moranino fu incriminato
per fatti avvenuti durante la Resistenza, ritenuti non compresi tra i reati
amnistiati da Togliatti nel 1946.
Il 27 gennaio 1955, durante il governo Scelba, la Camera dei
deputati, con una maggioranza di centrodestra, votò l'autorizzazione a
procedere nei confronti di Moranino su richiesta della Procura di Torino.
Quella di Moranino fu la prima autorizzazione all'arresto di un parlamentare
concessa dalla nascita della Repubblica e fino al luglio 1976 rimase anche
l'unica.
Il 22 aprile 1956, il processo, svoltosi in contumacia a
Firenze, si concluse con la definitiva condanna all'ergastolo per sette omicidi
che erano invece atti di guerra partigiana.
Moranino si sottrasse alla cattura fuggendo clandestinamente
in Cecoslovacchia.
Moranino si rifiutò sempre di tornare in Italia fino a
quando non fosse stata riconosciuto come innocente in quanto combattente della
guerra partigiana, finché il 27 aprile 1965 venne poi definitivamente graziato
dal presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, che venne accusato dalla
destra di aver barattato l'appoggio dei comunisti alla sua elezione con questa
scelta di esercitare il diritto di grazia. Comunque Moranino non utilizzò la
grazia e rientrò in Italia solo in seguito all' amnistia, il 19 maggio 1968,
PCI e PSIUP annunciarono la candidatura nel collegio senatoriale di Vercelli
dell'ex deputato,. Moranino sarà rieletto come senatore con 38.446 voti di
preferenza. Morirà, tre anni dopo, nel 1971, stroncato da un infarto.
E' la storia di un grande comunista che ha pagato duramente
le sue scelte, ma è anche la storia, come si evince recentemente dal libro di
Massimo Recchioni, di quanto l'Italia che nacque dalla Resistenza non fu certo
il paese che volevano i partigiani e le stesse scelte (di totale
parlamentarizzazione dei rapporti di forza) del PCI ci spingono a riflettere
seriamente sull'involuzione complessiva del movimento operaio. Significativa in
tal senso è la frase del grande organizzatore comunista della Resistenza al
Nord, Pietro Secchia: "tra il fare l'insurrezione ed il non far nulla ce
ne passa". Come ad indicare non certo l'esperienza tentata in Grecia, dove
i Comunisti furono massacrati a centinaia di migliaia nel tentativo
rivoluzionario dall'esercito inglese, ma certo a produrre un effetto molto più
incisivo proprio a partire dai bagliori di democrazia popolare instaurata dai
Resistenti nella fase della liberazione dell'Italia dai nazifascisti.
Marco Rizzo, segretario del Partito Comunista (sinistra-popolare)
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