mercoledì 13 febbraio 2013

Forza Nuova per l'Abruzzo, i commenti razzisti del coordinatore Marco Forconi



Pescarese, trentasettenne, ad una recente tribuna politica ha affermato di "aiutare mio padre nell'azienda di famiglia, un negozio al centro della città" . Ma Marco Forconi è soprattutto il coordinatore per l'Abruzzo di Forza Nuova, nonché capolista alla Camera del movimento di Roberto Fiore per le prossime elezioni politiche.

E non poche polemiche stanno suscitando le parole che ieri ha consegnato a Facebook: "Pizzicare un negro che ti stacca un manifesto è il massimo. Pizzicarlo in faccia, è godimento". E che hanno scatenato una serie di commenti compiaciuti tra i "camerati" di Forconi: da "Colpirne uno e poi altri cento", a "Mira bene e colpisci con un colpo secco", fino ad arrivare al rammarico: "Tutte a te capitano ste fortune!".

Ma i forzanovisti abruzzesi non sono nuovi a questo tipo di esternazioni a sfondo razzista. A fine gennaio hanno chiesto a gran voce la distruzione pubblica della merce di un mercato etnico di Pescara, mentre è dello scorso luglio la "distribuzione di pane gratis", con alcune clausole che spiegavano in nota: "I militanti di Forza Nuova distribuiranno in maniera assolutamente gratuita alcune decine di chilogrammi di pane al popolo, ad eccezione di immigrati e rom".

D'altronde, quando presentarono le liste, i forzanovisti furono chiari: "Affronteremo una campagna elettorale aggressiva e basata più su azioni concrete (in pieno stile Alba Dorata) che sulla propaganda classica".
Ma sui contenuti niente paura: "I candidati sono espressione della militanza più dura ed intransigente e dotati di notevole spessore politico-culturale". Spessore politico-culturale? A noi sembra invece che molto tristemente il fascio più nero e becero stia tornando in auge e ci auguriamo che alle prossime elezioni politiche FN riceva una batosta che se la ricorderanno a vita!

L'Italia è antifascista!

 

martedì 12 febbraio 2013

Borghezio cacciato. Comizio rimandato. (O forse definitivamente cancellato)


 
Mario Borghezio ha provato a inscenare un comizio elettorale domenica 10 Febbraio in piazza La Pera a Pisa. Nessuna pubblicità annunciava nei giorni precedenti l'appuntamento pubblico. Certo anche l'europarlamentare era ben consapevole dell'ostilità della città alle sue provocazioni razziste. Pisa ha infatti risposto alla presenza di Borghezio non solo disertando il comizio ma assediando fisicamente l'ingresso di piazza La Pera, blindata da corposi schieramenti di polizia e carabinieri.

Cinquanta manifestanti hanno contestato Borghezio che in brevissimo tempo ha dovuto sospendere l'uscita e si è fatto scortare dagli agenti della digos fuori dalla piazza, ripiegando in via San Martino. Qui i manifestanti hanno raggiunto il leghista ma la polizia si è prontamente schierata a protezione della sua fuga. Si sono accesi gli scontri. Prima spintoni, poi sono volate alcune manganellate, infine la polizia, messa in difficoltà dalla pressione dei manifestanti, ha caricato una prima volta. Un compagno è stato fermato in questa circostanza e il presidio si è spostato in Corso Italia con le forze di polizia schierate con le spalle a logge di Banchi. Borghezio, caricato su un'auto, si dileguava.

In Corso Italia, angolo via San Martino, una nuova carica è stata innescata per le pressioni di tutto il presidio che chiedeva l'immediato rilascio del fermo, condotto nel frattempo in Questura. A questo punto i manifestanti si sono spostati sul Lungarno Gambacorti, bloccandolo con transenne. Dopo circa mezz'ora di blocco il compagno fermato è stato rilasciato. A questo punto anche il blocco è stato tolto.
Ancora una volta polizia e carabinieri si sono dati un bel da fare per proteggere chi altro non fa che propagandare odio razziale, ma a Pisa leghisti e fascisti non sono i benvenuti.
 
 
 

lunedì 11 febbraio 2013

Skin-head irrompono al convegno Anpi



Momenti di tensione, ieri, al convegno sulle foibe organizzato dall’Anpi a Montebelluna. I militanti di "Veneto Fronte Skinheads"prima si sono presentati all’ingresso dell'ex biblioteca dove l'Anpi teneva una conferenza stampa con Alessandra Kersevan, poi hanno fatto la replica all’incontro pubblico a Villa Wassermann, a Giavera. Ma la contestazione con volantinaggio tra il pubblico è stata ben presto stoppata dai carabinieri che li hanno fatti uscire dalla sala. Sono poi arrivati a Villa Wassermann anche gli esponenti della Giovane Italia, movimento giovanile del Pdl, con Claudio Borgia, il presidente provinciale, armato di megafono e gli altri pronti a volantinare. I carabinieri hanno fatto lasciare fuori il magafono e li hanno invitati ad assistere educatamente, astenendosi dal volantinare o dal disturbare i relatori . L'arrivo a Montebelluna, con successivo trasloco a Villa Wassermann a Giavera, dell'Anpi e di Alessandra Kersevan era stato oggetto di contestazioni nei giorni precedenti, quelle contestazioni che avevano indotto il sindaco Marzio Favero a revocare la concessione dell'auditorium della biblioteca tanto da costringere l'Anpi a chiedere e trovare ospitalità a Giavera, dove il sindaco Fausto Gottardo ha subito concesso la sala di villa Wassermann.



Il convegno era stato preceduto da una conferenza, nell'ex biblioteca, di Alessandra Kersevan e del presidente provinciale dell'Anpi, Umberto Lorenzoni, che hanno stigmatizzato il comportamento del sindaco di Montebelluna per la revoca della concessione della sala. La studiosa ha illustrato le fonti storiche delle sue ricerche: fuori della porta, guardati a vista dai carabinieri, si erano radunati gli skinheads e poi era arrivato anche qualcuno della Giovane Italia. Solo qualche battuta all'uscita, ma nulla di più. A Giavera ci sono stati invece momenti di tensione. Quando la conferenza è iniziata, gli skinheads sono entrati in una sala piena. A quel punto il sindaco Fausto Gottardo ha detto loro che se volevano potevano rimanere in sala, ma senza disturbare. Quando però hanno cominciato a distribuire i loro volantini tra la gente, il pubblico è insorto, si è messo a cantare "Bella ciao" e a urlare che la smettessero. A quel punto c'è stato l'intervento dei carabinieri che li hanno fatti uscire, lì c'è stato qualche battibecco tra i contestatori e il sindaco Gottardo. Poi gli skinheads se ne sono andati. Partiti loro, sono arrivati quelli della Giovane Italia, in testa Claudio Borgia con il megafono in mano, un altro con la bandiera italiana, gli altri con volantini da distribuire tra la gente. Sono stati invitati a sedersi. Così si sono sistemati in fondo alla sala, lasciandosi andare a qualche mugugno in occasione dei passaggi più "forti" dell'intervento di Alessandra Kersevan.


giovedì 7 febbraio 2013

Biancofiore (PDL) in tv: “Mussolini? Un grande uomo della storia”



E' partita una raccolta fondi per acquistare alla deputata PDL Michaela Biancofiore qualche libro di storia per poter farle capire che immane puttanana ha detto, ribadito e sottoscritto in televisione.
Mussolini è stato un grande uomo della storia e, come tutti i grandi uomini, in realtà non era tanto lui il responsabile, quanto la sua corte, la cerchia intorno, che usava violenze per nome e per conto”.  Aridajje….ci risiamo…questo è il classico (ed ormai vecchio, lo conosciamo tutti benissimo) tentativo di rivalutazione storica per una figura (quella del "testa di morto" Benito Mussolini) che ha portato alla completa rovina il nostro bel paese, lasciano campo libero ad ogni sorta di violenza ed efferatezza, perpetrate con ignominia da fascisti e nazisti, ai danni dei patrioti partigiani, dissidenti politici, donne e bambini.

Le parole shock pronunciate da Michaela Biancofiore, ai microfoni del telegiornale “Südtirol heute”.
La deputata del Pdl, capolista alla Camera in Trentino Alto Adige, ha difeso strenuamente il Cavaliere e le sue contestate affermazioni sui meriti di Mussolini. “Come sempre, i media riportano quello che vogliono Berlusconi, in realtà, ha condannato totalmente le leggi razziali. Altra cosa è non dire la verità delle cose, e cioè che Mussolini ha fatto tante cose positive, come nelle infrastrutture, nel rilancio dell’Italia“ (si…il rilancio nel baratro….).

E giù con l’elenco delle grandi opere del duce. “Pensiamo a Bolzano. Forse gli altoatesini di lingua tedesca non sanno che quando arrivò il fascismo qui c’erano ancora le fogne a cielo aperto. Chi inventò le fogne in Italia, e non solo in Alto Adige, fu Mussolini“. E spiega: “Prima i bagni erano fuori dalle abitazioni e i bambini morivano di broncopolmonite perchè per andare fuori, in questi bagni fatti di legno, prendevano un freddo glaciale”.

Questa poverina (perché è soltanto una poverina che pare non sa neanche cosa stia dicendo) è un fiume inarrestabile e continua la sua lista: “Le autostrade sono state fatte da Mussolini. A Bolzano, dove c’è ora l’ospedale, fu bonificata una palude per opera di Mussolini, che bonificò anche l’Agropontino, dando poi lavoro a tanti contadini veneti che sono rimasti a vivere là. Mussolini ha creato il Foro Italico”. E aggiunge: “E’ vero che è stato un dittatore, ma i dittatori talvolta lasciano delle cose ben fatte. Le grandi opere urbanistiche dell’Italia sono state fatte tutte da Mussolini“.

La Biancofiore (anzi "Nerofiore" per restare in tema) ha dimenticato alcune invenzioni del suo amato e sanguinario dittatore: ha dimenticato di dire che Mussolini ha anche inventato la capoeira, le pentole a pressione e la Nutella…..

A giudicare dalla foto qua sotto comunque, si capisce benissimo come abbia fatto per riuscire a diventare parte importante del PDL nelle Istituzioni italiane……non certo per le sue qualità intellettuali…..


Oddio non avremo mai pensato di vedere Silvio pubblicato sul nostro blog...ce ne scusiamo in anticipo con tutti...

 

Domenica 10 a Torino...non mancate!!!


A.N.P.I. - Associazione Nazionale Partigiani d'Italia - Comitato Provinciale di Torino organizza un presudio Antifascista:
 
10 febbraio 2013 - ore 15
 
Torino
 
Piazza Nazario Sauro
 
PER LA PACE, LA DEMOCRAZIA LA VERITÀ STORICA
 
Esposizione mostra "Fascismo, foibe, esodo" con musica, vin brulè, the caldo.......
 
Invitiamo tutti i cittadini, associazioni e soggetti politici che condividano i valori della resistenza e della costituzione.
 
DIFENDIAMO LA MEMORIA CONTRO TUTTI I NEOFASCISMI!
 
 
 
 

mercoledì 6 febbraio 2013

Mausoleo Graziani la protesta arriva anche da New York!

Ve lo avevamo già anticipato. l'indecente mausoleo dedicato all' assassino fascista Graziani (costruito con soldi pubblici) deve essere abbattuto. Non ci sono storie!
La protesta non è solo nazionale. 

Arriva infatti da New York un appello al governo italiano perché rimuova il monumento innalzato in onore del generale che nelle guerre coloniali in Libia e Etiopia si rese colpevole di massacri e dell’uso di armi chimiche contro la popolazione civile. 

L'accorato appello è stato lanciato in una tavola rotonda alla City University of New York da Girma Abebe, ex diplomatico di Addis Abeba all’Onu. Dopo articoli sul New York Times e servizi della Bbc, si continua a discutere nel mondo del caso, che in Italia fu oggetto di un’interrogazione parlamentare da parte del deputato Pd Jean Leonard Touadì. 

E ieri se ne è occupato l’ex diplomatico Abebe, il quale nel 1937 vide la casa dei nonni ridotta in cenere dalle truppe italiane: così, ieri, ha suggerito di investire le Nazioni Unite e i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza della vicenda: «Un monumento a un criminale di guerra è una vergogna devastante». 

Ministro della guerra della Repubblica di Salò, Graziani è morto nel 1955 dopo esser stato condannato per collaborazionismo a 19 anni di prigione, di cui solo quattro mesi scontati. Su richiesta dell’Etiopia, il generale fu inserito dall’Onu nella lista dei criminali di guerra per l’uso di gas tossici e bombardamenti degli ospedali della Croce Rossa ma non venne mai processato. 

Nel banner a fianco stiamo raccogliendo adesioni per cercare di smuovere le Istituzioni italiane a rimuovere questo monumento.

Se ci riusciremo con le buone tanto meglio. Ma non ci fermiamo quì.
 

Liste CasaPound, la Cassazione ferma i fascisti!

La lista di CasaPound non è stata ammessa alle elezioni nelle circoscrizioni di Marche, Umbria e Molise. La Cassazione ha infatti rigettato il ricorso presentato dal movimento dopo l'esclusione decretata dagli uffici elettorali.
Il movimento neofascista, al centro in questi giorni anche di una inquietante inchiesta della procura di Napoli (vedi altro posti di Linea Rossa), è stato escluso dalla prossima consultazione elettorale per delle irrigolarità nella raccolta delle firme necessarie alla presentazione delle liste.
La cosa che comunque fa preoccupare è che le liste di CasaPound Italia sono state ammesse in 14 circoscrizioni alla Camera e 10 al Senato. Quanto alle regionali del Lazio, è già arrivato il via libera per il listino del presidente e le liste della Provincia di Roma, con capolista Simone Di Stefano, e delle Province di Frosinone e Viterbo, mentre si attende conferma ancora per Rieti, mentre Latina è stata ammessa.

Casapound non deve esistere!
Casapound deve morire sul nascere!

La raccolta firme non c'entra nulla....si deve applicare la legge Scelba!!!


giovedì 31 gennaio 2013

Sabato 2 Febbraio iniziativa antifascista a Padova


L'estrema destra fascista lombarda alla prova del voto



Negli ultimi vent'anni, all'ombra dei governi formigoniani, l'estrema destra lombarda ha potuto usufruire di indubbi spazi e appoggi. Fin da subito ha goduto dello sdoganamento culturale operato dall'ex assessore alla cultura Marzio Tremaglia, tramite convegni e mostre dedicate al cattolicesimo più intransigente e oscurantista, a Ezra Pound, Julius Evola e ai reduci di Salò, ma anche di aiuti concreti sotto forma di generose elargizioni alle proprie case editrici. Ancora nel 2011 il logo della regione veniva concesso per alcuni convegni. In uno, in maggio, figurava anche il rappresentante di una rivista negazionista. Una legittimazione in grande stile, davvero sistematica, che ha avuto negli uomini di Alleanza nazionale i suoi più attivi protagonisti, ma non solo. Si pensi all'assessore Massimo Buscemi, area Comunione e liberazione, appoggiato pubblicamente nel 2010 da Casa Pound nella sua corsa a consigliere regionale.
Ora, a tornata elettorale avviata, alcune candidature all'interno dello schieramento incentrato sull'asse Pdl-Lega chiariscono ulteriormente sponde e intrecci. Due le liste indicative. In primis Fratelli d'Italia originata da una delle schegge seguite all'implosione degli ex di Alleanza nazionale. Una formazione che in Lombardia più che altrove vuol dire «clan La Russa», depositario di un collaudatissimo sistema di potere, tra affari e politica, in grado di collocare propri uomini ai vertici di importanti istituzioni. Anche il logo, con il nodo tricolore, lo si è preso in prestito da Fare occidente, il nome dell'ex corrente di famiglia all'interno del Pdl regionale. Il suo gruppo dirigente, senza defezioni significative, è praticamente rimasto lo stesso di Alleanza nazionale, da sempre, a onta delle «svolte» di Gianfranco Fini, in costante collegamento con il variegato pulviscolo del neofascismo milanese.
Da qui un intenso scambio di favori nel corso degli anni, con il procacciamento, attraverso l'Aler (grazie al cognato di Romano La Russa, Marco Osnato, posto ai suoi vertici), di sedi a prezzi di favore per alcune sue filiazioni (si veda il caso degli Hammerskin nei pressi della stazione Centrale), la partecipazione di suoi esponenti a iniziative nostalgiche (come al campo dei caduti repubblichini al Cimitero Maggiore), fino alla candidatura nelle elezioni regionali del 2005 di Lino Guaglianone, l'ex terrorista nero degli anni Settanta, sodale del pluriassassino Gilberto Cavallini dei Nuclei armati rivoluzionari. Nell'occasione alcuni dirigenti di An presenziarono anche all'inaugurazione del suo comitato elettorale, infarcito di bombaroli pluricondannati, tra loro Nico Azzi, arrestato il 7 aprile del 1973 in flagrante mentre tentava di compiere una strage sul treno Torino-Roma innescando un chilo di tritolo militare.
La lista dei Fratelli d'Italia alle regionali, nell'occasione capitanata dal fratello di Ignazio La Russa, Romano, vede non a caso al secondo posto, davanti all'ex vicesindaco di Milano Riccardo De Corato, la consigliera provinciale Roberta Capotosti, già passata alle cronache per essersi fatta ritrarre con la croce celtica al collo in uno dei suoi manifesti elettorali. Roberta Capotosti e l'onorevole Paola Frassinetti, rappresentano le due figure principali alle quali il clan ha demandato il rapporto con l'estremismo di destra, da Forza nuova a Lealtà azione, l'associazione dietro la quale si nascondono gli Hammer lombardi che proprio in occasione della recente Giornata della Memoria hanno pensato bene di definire su facebook gli ebrei come «cancro dell'umanità» e la giornata stessa come «un insulto». Dal canto suo Paola Frassinetti ha appena espresso piena solidarietà agli arrestati di Casa Pound di Napoli gridando al «regime comunista». È stata ovviamente premiata con la candidatura al Senato.
Più scontata sul versante de La Destra di Francesco Storace la presentazione alla Camera per Lombardia 1 di Roberto Jonghi Lavarini (tra i fondatori di Cuore nero, aderente alla Fondazione Augusto Pinochet, presidente nel 1997-1998 per Alleanza nazionale del consiglio di zona 3, passato alle cronache per aver esercitato il suo mandato istituzionale con un ritratto di Mussolini in uniforme e con il braccio teso nel saluto romano in bella mostra nel suo ufficio) e quella alla regione, di Benedetto Tusa negli anni Settanta tra i principali animatori de La Fenice, la sigla di Ordine nuovo a Milano in cui militava Nico Azzi. Nella circoscrizione 3 per la Camera la lista è stata esclusa per aver praticamente falsificato tutte le firme, è stata anche aperta un'inchiesta.
D'altro canto La Destra non ha mai fatto mistero della propria natura, così come Forza nuova (presentatasi da sola), che candida alla Camera Remo Casagrande, notissimo squadrista degli anni Settanta, o la Fiamma tricolore (anch'essa per conto proprio), che al Senato include Flavio Carretta, più volte arrestato per aggressione e assalti vari (tra l'altro alla Casa dello studente di Milano nel 1970) e alla Camera mette Gabriele Leccisi, il figlio del più noto Domenico, trafugatore nel 1946 della salma di Mussolini dal Cimitero Maggiore. È proprio il caso di dire a volte ritornano.