giovedì 29 novembre 2012

Attentato alla sede di Casapound: tre arrestati, due agenti contusi



da Il Fatto Quotidiano.
 
Tre giovani di Catanzaro, Francesco De Medici di 23 anni, Alessandro Mancuso di 25 anni ed Emanuele Platì di 26 anni, sono stati arrestati nella notte dalla polizia di Bologna dopo aver compiuto un attentato incendiario ai danni nella nuova sede di Casapound in via Malvolta. Intorno alle 2:50 due dei tre ragazzi (il terzo attendeva in una via accanto con l’auto accesa) hanno attaccato la sede neofascista: mentre uno scriveva con una bomboletta spray, l’altro ha lanciato una bottiglia molotov contro la serranda. C’è stata una fiammata, ma grazie al forte acquazzone l’incendio non si è sviluppato in maniera più grave. L’attentato non è andato in porto anche perché lì vicino alcuni poliziotti controllavano la via. Nei giorni scorsi infatti erano comparse scritte contro la nuova sede del gruppo neofascista e sabato pomeriggio una grande manifestazione pacifica, con quasi mille persone che chiedevano la chiusura del centro, era arrivata molto vicina e le forze dell’ordine avevano blindato la strada.
Le fasi dell’arresto sono state molto concitate. Quando si sono resi conto di essere stati scoperti dagli agenti, dopo il lancio della molotov, i due ragazzi, incappucciati, sono fuggiti verso il terzo compagno che li aspettava dentro una Audi A3 nera accesa, in Via dei lamponi. Uno dei due ragazzi in fuga è salito in macchina, l’altro ha tentato la fuga a piedi. A questo punto la Digos, aiutata anche dalle volanti subito mobilitate, ha iniziato due diversi inseguimenti. Quando sono stati raggiunti tutti e tre hanno provato a divincolarsi con la forza: due poliziotti della Digos sono rimasti contusi, con ecchimosi e contusioni, con prognosi di 10 e 5 giorni. Uno dei due ha riportato una lesione alla fronte su cui sono stati applicati alcuni punti di sutura.
Una volta arrestati i tre  sono iniziate le perquisizioni domiciliari della squadra anti-terrorismo, ma nell’appartamento che due dei tre ragazzi condividevano in via Cracovia non si sono trovati manuali del perfetto terrorista: sono state trovate invece 19 piantine di cannabis e sacchetti con 2 chilogrammi di marijuana. Nella casa è stata trovata anche una pistola giocattolo con il tappo rosso dipinto di nero.
Per ora tuttavia, anche se le primissime verifiche sono ancora in corso, nessuno dei tre avrebbe alcun legame con organizzazioni politiche. Per uno di loro solo alcuni piccoli precedenti nella loro città per fatti da stadio. Per un altro solo precedenti per droga. I tre erano appena arrivati a Bologna dalla Calabria, a ottobre, ma nessuno si era iscritto all’università, né, così sembra, lavorava. Ancora non è chiaro se i tre sabato fossero presenti alla grande manifestazione anti-Casapound che per ore aveva occupato, senza alcun incidente né alcuna tensione, la zona di Bologna dove si trova il centro neofascista. 
“Abbiamo spento un incendio sul nascere”, ha detto il questore di Bologna Vincenzo Stingone. Nella sede all’ora dell’attentato non c’era nessuno, ma nei piani superiori c’erano due appartamenti abitati. I tre sono accusati di diversi reati gravi tra i quali l’atto di terrorismo con ordigni esplosivi, la resistenza a pubblico ufficiale. A due dei tre è stata contestata anche la fabbricazione e la detenzione di sostanze stupefacenti.  
In mattinata è arrivata anche la reazione del gruppo di estrema destra: ”Si confermano i vigliacchi di sempre, sempre pronti a colpire di notte con vili attacchi alle spalle. In ogni caso il loro stile mafioso non ci intimorisce e continueremo con le nostre battaglie come sempre”, ha detto Carlo Marconcini, coordinatore provinciale di Casapound Bologna.

C'è da scommettere che i fascistelli di Casa Pound abbiano assolto tre persone per farsi lanciare una molotov contro la loro sede (ben sapendo che la telecamera era là….). Questo solo per cercare di lasciar passare l'idea che loro sono i buoni….e noi antifascisti siamo i cattivi. Ma vi pare possibile che tre persone dalla Calabria vadano a Bologna apposta per incendiare una sede di Casa Pound? E' ovvio che questi 3 disperati sono stati pagati per compiere questo gesto, ed ora che li hanno arrestati verrà fuori tutta la verità…forse….
Non ci sono parole per descrivere la meschinità dei nuovi fascisti….


mercoledì 28 novembre 2012

Il lupo perde il pelo, ma non il vizio……Lealtà Azione si divide



Come noto quasi a tutti dietro la sigla di Lealtà azione opera da tempo in Lombardia il circuito degli Hammerskin, una rete internazionale di ispirazione neonazista, formatosi a metà degli anni Ottanta negli Stati Uniti a seguito di una scissione dal Ku Klux Klan. L’idea di coprirsi dietro questo paravento è stata escogitata per diversi motivi, prima di tutto per evitare di essere immediatamente individuati e tentare qualche aggancio con il mondo giovanile più srpvveduto, ma soprattutto poter usufruire delle indispensabili coperture da parte della destra istituzionale, soprattutto degli ex di Alleanza nazionale, riferimento principale l’onorevole Paola Frassinetti (fascistella della prima ora….).
Alla storica sede di Bollate (MI), la cosiddetta Skinhouse, che rivendica senza infingimenti la propria natura Hammer, si sono così aggiunte nel giro di poco più di un anno altre tre sedi (a Milano, Monza, Magenta e Lodi), tutte aperte come Lealtà azione.
«I lupi sono arrivati», questo era il titolo della locandina pensata per l'inaugurazione della sede di Monza, il 22 settembre 2011, in via Dante 5, in pieno centro, a pochi metri dalla sede della Cisl, salutata con favore dal presidente della provincia Dario Allevi (Pdl). Sarà un caso, ma l'idea dell'“uomo lupo” rimanda all'organizzazione del “lupo mannaro” (Werwolf), costituita sul finire della seconda guerra mondiale dalle SS e animata dai giovani della Hilterjugend per condurre azioni di sabotaggio e guerriglia nei territori occupati dagli Alleati. Un piccolo tragico mito tutto interno all'immaginario dell’estrema destra nazionalista.
Ma da qualche mese all’interno di Lealtà azione, questa la novità, si sono prodotte alcune profonde spaccature. Da una parte, stante la crisi del Pdl, si è schierata (dopo la “cacciata” di Stefano Del Miglio) la maggioranza del nucleo milanese favorevole ad allacciare rapporti più stretti con la Skinhouse, dall’altra chi vorrebbe invece proseguire la propria attività sotto "la cappella" degli ex An.


I primi si riconoscono in Alpha, ovvero Giacomo Pedrazzoli, il loro leader, ripetutamente condannato per lesioni gravi e porto illegale di armi. Qualche esempio? Questo neo-nazista ha aggredito e ferito a coltellate, nell’aprile 2002 in un’area di servizio a Pero, un giovane “colpevole” di leggere il quotidiano «il manifesto» (cosa avrebbe fatto se avesse visto me con "Il Bolscevico" e "Scintilla" sotto il braccio???). Il 7 agosto 2004 poi, sui Navigli a Milano, ha assaltato insieme a una banda di una trentina di teste bacate (oops…rasate!), un gruppo di giovani dei centri sociali. Nel corso di questa ignobile impresa di chiara matrice fascista (del tanti contro pochi), infatti, il Pedrazzoli (da bravo deficiente) perse sul posto la sua patente e la carta d’identità. I feriti, tutti da arma da taglio, furono sei. Uno rimase a lungo in prognosi riservata subendo due delicati interventi chirurgici.

Il secondo schieramento all’interno di Lealtà azione, tra loro la gran parte dei monzesi, si sta mostrando, invece, più attento alle evoluzioni politiche. Guarda alle scelte de La Destra, ma soprattutto a quelle degli ex An. Stefano Del Miglio (lunghissimo anche il suo curriculum criminale), dal canto suo, dopo essere stato emarginato, ha raccolto una ventina di seguaci (con lui Giuseppe Locatelli) e ha fondato una nuova associazione, apparentemente ambientalista con accenni di finta solidarietà, I lupi delle vette. Da ridolini, in questo caso, il tentativo di mimetismo. Una foto, alla loro prima uscita, li ha ritratti addirittura in posa con golfini da impiegati, giacca e cravatta!

Finito subito anche l’approccio tentato con Casa Pound Milano. Non sono stati presi neanche in considerazione come possibili interlocutori, nonostante la propaganda fatta a favore della manifestazione nazionale del 24 novembre scorso e il nuovo profilo da sinceri escursionisti sul modello delle associazioni collaterali tanto care a Casa Pound. I lupi delle vette ostentano, infatti, un logo con tanto di lupo sullo sfondo di cucuzzoli tricolori. Vi terremo aggiornati sugli sviluppi della vicenda che, e ne siamo sicuri, ci lascierà a bocca aperta e nel contempo ci farà fare un sacco di risate per questa ennesima tragi-comica impresa neo-nazista!



 

Accadde oggi - L' Albania viene definitivamente liberata dai nazisti - La Resistenza albanese, guidata da Enver Hoxha, conquista la libertà!



Un'importante data storica che appartiene ad ogni sincero antifascista nel mondo intero, e che è bene ricordare. Quello che segue è un omaggio alla persona che, in testa al PLA (Partito del Lavoro d'Albania…il Partito Comunista Marxista-Leninista!) che, coadiuvato d alcuni partigiani italiani inquadrati nella Brigata Antonio Gramsci, ha liberato l'Albania dal giogo nazi-fascista e trasformato un paese povero ed arretrato in un paese rispettabile, moderno ed equo. A lui che ha reso possibile tutto questo. Al compagno Enver Hoxha.

Per la stesura del presente post, si ringraziano i compagni del sito http://www.enverhoxha.info/

Enver Hoxha nacque ad Argirocastro, nel sud dell'Albania il 16 Ottobre 1908; suo padre era un modesto impiegato, per parecchi anni emigrante in America, sua madre una casalinga.
Grande influenza sulla crescita spirituale di Enver Hoxha fu esercitata da suo zio Hyen Hoxha, un uomo che per quel periodo può essere definito rivoluzionario, rappresentò Argirocastro il 28/11/1912 all'atto di proclamazione dell'indipendenza dell'Albania, firmando un documento che consacrava la volontà del popolo albanese a liberarsi dal gioco dell'impero turco, più tardi anche l'atteggiamento ostile contro il regime reazionario di re Zog, ebbero un ruolo fondamentale per la formazione delle idee politiche di Enver Hoxha.
Nella sua città respirava aria di protesta contro un governo repressivo che culminò con la rivoluzione democratica del 1924.
Finita la scuola elementare frequentò il liceo di Argirocastro.
A 16 anni era già tra i primi iniziatori e anche segretario della società degli Studenti di Argirocastro permeata di spirito democratico-rivoluzionario.
Capeggiò la protesta degli studenti progressisti quando la sede fu chiusa dal governo dopo un anno.
Lascia Argirocastro per trasferirsi a Korça dove continuò gli studi nel liceo francese.
Qui conobbe la storia, la letteratura e la filosofia francese.
In questa città lesse per la prima volta il "Manifesto del Partito Comunista" datogli da un lavoratore di nome Koçi Bako e in questo periodo conobbe per la prima volta la Rivoluzione Socialista d'Ottobre, tutto ciò con le idee della rivoluzione francese che entusiasmarono Enver Hoxha ne determinarono lo sviluppo culturale e le sue tendenze politiche.
Nell'estate del 1930 terminò con ottimi risultati gli studi nel liceo di Korça, nello stesso anno vinse una borsa di studio per frequentare la facoltà di scienze naturali a Montepellier in Francia.
Era nei suoi desideri studiare la filosofia o la giurisprudenza.
Qui segue le lezioni e le conferenze dell'Associazione dei Lavoratori organizzate dal Partito Comunista Francese.
Dopo un anno non avendo grande interesse per la biologia lascia Montepellier per andare a Parigi, sperando di continuare lì gli studi universitari.
Frequenta i corsi della facoltà di filosofia della Sorbona e gli ambienti marxisti della capitale francese, collabora con "L'Umanitè" scrive alcuni articoli sulla situazione dell'Albania.
Qui ha modo di studiare il "Capitale" di Marx e "L'Antiduring" di Engels.
Per questi motivi nel Novembre del 1933 gli viene negata la borsa di studio dal governo di Zogu.
Per problemi economici e grazie all'aiuto di alcuni amici albanesi va' a Bruxelles, dove trova lavoro nel consolato albanese.
Frequenta i corsi universitari della facoltà di giurisprudenza, qui amplia e arricchisce ancora di più le proprie conoscenze sulla letteratura marxista-leninista.
Ben presto fu licenziato, perché il console scoprì, attraverso gli agenti di Zogu, che il suo impiegato depositava nell'ufficio materiali e libri rivoluzionari.
In quel periodo studiava in Francia e lavorava in Belgio, frequentando anche l'università di Bruxelles.
Rimasto senza lavoro e senza soldi non potendo finire gli studi universitari Enver Hoxha l'estate del 1936 ritorna definitivamente in Albania.
Trascorre un breve periodo di tempo nella sua città di nascita, si riallaccia ai comunisti albanesi, nel luglio del 1936 conosce Alì Kelmendi comunista albanese, ha contatti con il gruppo comunista di Korça, che era il più solido e organizzato del movimento.
Ritorna a Korça come insegnante nel liceo francese.  Il 7 Aprile del 1939 l'Italia occupa l'Albania.
Per le sue idee apertamente rivoluzionarie e antifasciste viene licenziato.
Lascia Korça, va' a Tirana, capitale dell'Albania il 29 Novembre del '39.
Qui lavora per un po' di tempo come professore part-time nel Ginnasio Statale, venne nuovamente licenziato perché ormai noto comunista.
Con l'aiuto di alcuni amici apre un piccolo negozio, che divenne una copertura per la sua attività clandestina.
Si mette in contatto con molti membri dei vari gruppi comunisti, con quello di Scutari, con quello dei Giovani di Korça et.
In collaborazione con i militanti comunisti di questi gruppi lavora attivamente per l'unificazione del disperso movimento comunista, col fermo proposito di creare un unico partito comunista.
L'8 Novembre del 1941 fu fondato il Partito Comunista Albanese ed Enver Hoxha che aveva avuto un ruolo importante e decisivo fu eletto tra i sette membri del Comitato Centrale provvisorio.
Secondo la decisione della riunione, non fu eletto alcun segretario o presidente.
Ma ben presto Enver Hoxha si mette in rilievo come il vero leader del partito.
Svolse una intensa attività per l'organizzazione del partito a Tirana e nelle diverse città e regioni dell'Albania .
Lui era l'inspiratore principale della vita politica del partito, che consisteva nell'organizzazione della lotta armata attraverso un fronte unico di tutte le forze, indipendentemente dal loro orientamento politico e ideologico.
Nel Settembre del 1942 attraverso la Conferenza di Pesa fu creato il Fronte Nazionale di Liberazione.
Condannato a morte in contumacia dal tribunale fascista, Enver Hoxha vive e lavora nella illegalità a Tirana e nelle diverse regioni del paese.
Nel Marzo del'43 la prima Conferenza Nazionale del P.C.A. lo elegge, anche formalmente, segretario generale del partito, carica che terrà sino alla sua morte.
Fondò l'esercito di liberazione nazionale che nella primavera del '44 contava circa 70 mila uomini.
Il ruolo di Enver Hoxha come uomo politico e militare fu molto importante e forse fondamentale.
Fondamentale fu anche il ruolo che ebbe Enver Hoxha nell'organizzazione del nuovo sistema politico.
Consapevole del fatto che l'Albania nel dopoguerra non poteva essere ancora un dominio feudale della borghesia, né una colonia delle potenze imperialiste, Enver Hoxha nel partito inspirò la creazione di embrioni del nuovo potere politico: i consigli nazionali di liberazione.
Nel Maggio del 1944 il Congresso Antifascista di Permet nomina Enver Hoxha presidente del Comitato Antifascista Nazionale di Liberazione, all'epoca unico organo legislativo dello Stato albanese, con gli attributi di un governo provvisorio, e Comandante Generale dell'Esercito.
Dopo 4 mesi in vista dell'ormai prossima liberazione del paese, il Comitato fu trasformato in Governo Democratico Provvisorio ed Enver Hoxha fu il primo capo di governo della nuova Albania.
Dopo la liberazione avvenuta ad opera esclusiva dello stesso esercito di liberazione albanese, Enver Hoxha inizia una nuova fase di lotta per far risorgere l'Albania sulla strada del socialismo.
Nel Marzo del 1946 l'assemblea Costituente uscita dalle elezioni del Dicembre del 1945 proclamò L'Albania Repubblica Popolare, e nominò Enver Hoxha Primo Ministro, carica che terrà fino al 1954.
Nell'Agosto dello stesso anno Enver Hoxha partecipa a Parigi alla Conferenza di Pace, come capo della delegazione albanese, difendendo brillantemente il diritto del suo popolo a considerarsi membro della coalizione antifascista, contrastando le rivendicazioni territoriali della Grecia.
Il periodo 1947-1948 fu contrassegnato dal fermo e determinato comportamento di Enver Hoxha atto a impedire la realizzazione degli intenti titisti: trasformare l'Albania in una Repubblica Iugoslava.
La diffidenza di Enver Hoxha verso i dirigenti iugoslavi e verso Tito ebbe origine nel corso della guerra e si sviluppò nel dopoguerra, via via che i rapporti tra i due Stati si estendevano così crescevano i dubbi di Enver Hoxha sulla reale politica iugoslava.
Questi dubbi venivano alimentati dal modo con cui erano condotti i rapporti economici tra i due paesi e con la tendenza sempre più spiccata della Iugoslavia a far dell'Albania un suo stato satellite.
Soprattutto il problema nazionale, con la mancata autodeterminazione del Kossovo promessa da Tito e mai realizzata alimentavano i dubbi di Enver Hoxha verso la dirigenza iugoslava.
Gli anni '50 furono gli anni dei primi, difficilissimi, passi dell'Albania verso lo sviluppo economico, sociale e culturale.
Per valutare correttamente, oggettivamente, questa esperienza quasi cinquantennale, per comprendere la grandezza delle trasformazioni politiche, economiche, sociali e culturali realizzate, si devono fare i conti con la enorme arretratezza che l'Albania aveva ereditato dal passato.
Un paese con una economia completamente agricola, di agricoltura primitiva segnata da rapporti economici feudali, quasi totalmente priva dell'industria, con un livello di istruzione molto basso: 80-85% della popolazione analfabeta; una vita media che non toccava i 40 anni, questa era l'Albania prima della guerra.
A tutto ciò si dovevano aggiungere le perdite umane, 28 mila caduti su 800 mila abitanti e le distruzioni della guerra.
Enver Hoxha come leader del P.C.A. e come capo del governo ebbe un ruolo importante in quella che si rivelò una lotta ancora più cruenta della guerra per far risorgere l'Albania.
La politica del Partito del Lavoro - chiamato così dopo il primo congresso del Novembre 1948 - aveva tre orientamenti fondamentali: L'industrializzazione, lo sviluppo dell'agricoltura attraverso la cooperativizzazione, un programma per lo sviluppo dell'istruzione e della cultura.
Enver Hoxha fu l'ispiratore e l'ideatore di queste opere che furono avviate in quegli anni, come leader del Partito del Lavoro.
Con grandi sacrifici, con un enorme entusiasmo popolare ed anche con l'aiuto dei paesi socialisti - Unione Sovietica negli anni '50 e per un certo periodo poi anche la Cina - l'Albania fu trasformata in un paese progredito, ben lontano dal livello ereditato dal passato, e questo era già un ottimo progresso.
Furono costruiti grandi complessi industriali, centrali termo e idroelettriche, bonificate le paludi arginati i fiumi, nacquero intere nuove città dal nulla.
Si sviluppò un sistema diffusissimo di scuole elementari e medie che assicurava l'istruzione a tutti i bambini, fu elettrificato tutto il paese.
Enver Hoxha sapeva benissimo che l'Albania non era il paradiso terrestre, che era ancora molto lontana dai paesi più progrediti dell'Europa.
Gli ultimi anni cinquanta furono contrassegnati dalle crescenti divergenze con la dirigenza sovietica.
Il Partito del Lavoro d'Albania e personalmente Enver Hoxha nutrivano molte riserve sul nuovo corso ufficialmente applicato da Krusciov dopo il XX° Congresso del P.C.U.S.
Per Enver Hoxha non c'era solo la questione di Stalin, ma soprattutto la politica verso gli U.S.A. e l'imperialismo mondiale, ed ancora le tendenze egemonistiche della nuova U.R.S.S. verso i paesi socialisti.
Enver Hoxha in diverse occasioni a Mosca, nel Dicembre del 1956, Aprile '57, Gennaio 1960, ed anche a Tirana nel Maggio del 1959 nei contatti avuti con Krusciov presentò le sue riserve.
Sino a giungere alla Conferenza degli 81 partiti fratelli tenutasi a Mosca il 16/11/1960 dove Enver Hoxha con un discorso coraggioso rese pubbliche le sue riserve e le sue accuse verso il nuovo corso sovietico.
Questo atto segnò la rottura, anche ufficiale, tra l'Albania e l'U.R.S.S.
Da questo momento Enver Hoxha, affiancato per un breve periodo di tempo dai cinesi, diventa l'unico arduo combattente contro il revisionismo moderno.
Per tutto la sua vita difenderà la teoria e i principi nei quali credeva, il marxismo-leninismo.
Respinse ogni deviazione dallo spirito rivoluzionario di questa teoria.
Iugoslavi, Sovietici, Cinesi, Eurocomunisti, tutti erano per lui il cavallo di Troia nel movimento comunista e operaio mondiale.
Enver Hoxha voleva conservare le vittorie del socialismo in Albania e la stessa indipendenza del paese.
Negli anni '70 si aprono nuovi fronti di lotta, smacherare e individuare all'interno del Partito e dello Stato tutti coloro che erano contro il socialismo.
Un infarto al miocardio lo colse nel 1973, anche se riuscì a superarlo abbastanza bene, non poté più dedicare il massimo di sé stesso in questa nuova lotta.
Di fatto da quel momento in poi l'attività di Enver Hoxha nel Partito e nello Stato tende sempre più a diminuire.
Inizia da parte dei nemici infiltrati nel Partito e nello Stato l'opera di demolizione metodica, sistematica di tutto ciò che era stato realizzato sulla via del socialismo in Albania.
Tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli '80 inizia un periodo di intensa attività teorica di Enver Hoxha.
Tutta la sua esperienza, tutta la sua vita, da militante a leader comunista è racchiusa nei diversi volumi da lui scritti.
Tra questi abbiamo:
  • Imperialismo e rivoluzione (1978)
  • Riflessioni sulla Cina (1979)
  • Con Stalin (1979)
  • L'eurocomunismo è anticomunismo (1980)
  • I Kruscioviani (1980)
  • Il pericolo angloamericano in Albania (1982)
  • I titisti (1982)
  • Riflessioni sul medio oriente (1984)
  • Quando si gettavano le basi della nuova Albania (1984)
  • Due popoli amici (1985)
  • Le superpotenze (1985)
Per leggere e scaricare alcune delle sue opere in modo da ampliare la conoscenza del suo pensiero marxista-leninista potete collegarvi al seguente Link:

http://www.piattaformacomunista.com/   dal Menu principale accedere nella sezione denominata "Formazione"


Questa (come capirete) è solo una parte della sua intensa attività teorica, attraverso la quale Enver Hoxha ha arricchito il bagaglio universale della esperienza della teoria per la quale ha dedicato tutta la sua vita.
Negli anni '80 lo stato di salute di Enver Hoxha peggiora, soffriva di diabete e nel 1983 fu colpito da una ischemia cerebrale, ripetutasi nel 1984.
Il 9 Aprile 1985 ebbe un arresto cardiaco, i medici riuscirono a riattivizzare il suo cuore, ma era privo di conoscenza.
L'11 Aprile del 1985 muore Enver Hoxha. Di fatto la sua morte fu sentita dal popolo come una grandissima perdita.
Fu un dolore nazionale sincero e sentito. Il popolo albanese lo amava e lo adorava.
Enver Hoxha nella sua attività cinquantennale aveva dato al popolo albanese, libertà e dignità nazionale, aveva trascinato il suo popolo dal buio del feudalesimo, verso una società, anche se non ideale, più giusta e più progredita, aveva dato al suo popolo un ideale per cui valeva la pena lottare, sacrificarsi, vivere.
Enver Hoxha riuscì a dare al suo popolo tutto ciò che oggi non ha più.
 

martedì 27 novembre 2012

I partigiani comunisti russi nella Resistenza italiana



Nel mese di luglio del 1986 l’allora Presidente della Repubblica Scalfaro ha conferito una Medaglia d’Oro al valor militare alla memoria dell’ufficiale sovietico Danijl Varfolomeevic Avdveev, il “Comandante Daniel” che, nelle file della resistenza friulana trovò la morte nel 1944 combattendo contro i nazisti nella zona di Clauzetto. La medaglia è stata consegnata, nel 1987, dall’Ambasciatore italiano a Mosca a una pronipote del “Comandante Daniel”.
Il riconoscimento ricorda emblematicamente uno degli episodi più significativi (e forse meno conosciuti) della lotta di liberazione in Friuli.
Avdveev, nato nel 1917 in un piccolo villaggio russo, Noviki, era uno degli ufficiali di cavalleria dell’Armata sovietica che, nel 1942, combattevano sul fronte meridionale russo contro l’invasione nazista. Catturato prigioniero, venne trasferito in alcuni lager tedeschi (sull’Elba prima e nel nord della Francia poi), dove conobbe due delle persone che avrebbero condiviso la sua esperienza di lotta al nazismo: Alexandr Kopilkov e Anton Melniciuk. In momenti diversi, i tre riuscirono a fuggire dal lager e a ritrovarsi nella neutrale Svizzera.
Dopo alcune settimane decisero di partire per congiungersi ai partigiani italiani nella lotta contro il comune nemico. Fu un avventuroso viaggio a piedi, durato più di un mese, al termine del quale i tre arrivarono in Friuli e, il 24 maggio 1944, si aggregarono al battaglione garibaldino “Matteotti” che operava sulle montagne attorno al lago di Cavazzo.


I tre russi parteciparono ben presto alle più importanti azioni partigiane, tra le quali i sabotaggi alla ferrovia, al ponte di Braulins e l’assalto alla polveriera di Osoppo. Con il costante, progressivo afflusso di nuove unità (tra le quali anche diversi russi che avevano vissuto esperienze simili a quelle di Avdveev), in seno al Battaglione “Matteotti” si costituirono nuove formazioni, tra le quali il “Battaglione Stalin”, composto in gran parte da russi e alla cui guida venne designato proprio Avdveev (che prese il nome di battaglia di “Comandante Daniel”).
Il Battaglione venne inizialmente impiegato soprattutto nella zona tra Cavazzo ed Amaro; nel mese di ottobre (con l’inizio della massiccia offensiva nazifascista che avrebbe portato allo smantellamento dell’organizzazione partigiana e all’occupazione cosacca) venne spostato in Val d’Arzino.
Qui i partigiani dello “Stalin” cercarono di tener testa per diversi giorni a varie puntate offensive naziste sino a che, nello scontro decisivo del 11 novembre 1944, il gruppo di Daniel (che cercava di far saltare una strada per impedire il transito delle colonne nemiche) venne sorpreso e sopraffatto.
Oltre ad un partigiano russo ed uno polacco, lo stesso comandante rimase ucciso. Il suo corpo venne recuperato tre giorni dopo e sepolto all’esterno del cimitero di Clauzetto.
Due compagni di lotta, il russo Silos e il friulano Tom (Leonardo Picco), pronunciarono l’orazione funebre, mentre Anton Melniciuk e Alexandr Kopilkov resero l’onore delle armi all’amico caduto.

In diversi Comuni del Friuli, dove maggiormente aveva operato il “Battaglione Stalin”, le Amministrazioni comunali si sono allora adoperate per una raccolta di fondi in favore dei familiari di Danijl Avdveev.
Si è trattato di un’iniziativa umanitaria di indubbio significato e di profondo valore, nel segno dell’omaggio alla memoria di un combattente per la libertà.
Le vicende di quei giorni lontani trovano ora un ulteriore strumento di conoscenza, con la pubblicazione, da parte della Sezione ANPI di Spilimbergo, a cura di Bruno Steffè, del volume Partigiani sovietici nella Val d’Arzino, che propone il resoconto dei fatti operato da uno dei principali protagonisti della lotta di Liberazione friulana, Leonardo Picco “Tom”, Capo di Stato Maggiore del “Gruppo Brigate Sud”, che fu costantemente a fianco dei partigiani dello “Stalin”.

Bibliografie
Alberto Buvoli, Comandante Daniel. Un ufficiale russo nella Resistenza friulana, Comun di Pordenon, 2005
Mario Candotti, Il battaglione "Stalin" , "Storia contemporanea in Friuli", n.6, 1975
Mario Candotti, Ricordi di un uomo in divisa, Ifsml 1986
Leonardo Picco, Partigiani sovietici nella Valle d'Arzino, Sezion ANPI di Spilimberc, 2002
Pieri Stefanutti, Il Battaglione Stalin nella Valle del Lago, ciclostilât, 1986
Pieri Stefanutti, Quel russo che combatté assieme ai partigiani, "Messaggero Veneto", 29 di lui dal 1996