dal sito http://www.partitocomunistalombardia.com
A distanza di 70 lunghi anni, qualcuno ancora oggi non digerisce la
Resistenza. E’ il caso del museo di Dongo, luogo storico per la fine del
fascismo, culminata con la giusta esecuzione del dittatore Mussolini e
della sua amante, Claretta Petacci. Dure polemiche sono infatti sorte
per colpa della decisione del sindaco di Dongo (guarda caso di
centrodestra) di voler cambiare la denominazione del Museo “della
Resistenza” in Museo “della fine della guerra”.
Un particolare, per molti insignificante, ma che porta invece con se
il gusto amaro di chi non aspetta altro di mettere in un angolo la
Resistenza partigiana per cercare di screditarla, cercando di sbiadire i
suoi colori e di farla dimenticare alle nuove generazioni. Anche perché
con il nuovo nome, essendo “di fine guerra” ci lascia intendere che
verranno (magari non subito) inclusi anche i repubblichini della RSI
nazi-fascista, assassini del popolo italiano. Una cosa che se verrebbe a
realizzarsi sarebbe totalmente inaccettabile!
Il Museo, inaugurato nel 1995 per dare giusta ricompensa alla memoria
storica di chi ha combattuto il fascismo nel comune di Dongo e
limitrofi dell’Alto Lario, è collocato all’interno del Municipio del
paese, luogo molto visitato non solo da comaschi ma anche dai tanti
turisti in visita.
Confusa, incerta e chiaramente fuori luogo, la risposta del sindaco Mauro Robba: “il nuovo nome si rifà esclusivamente a un’opportunità di marketing. Ci siamo rivolti a degli esperti e il suggerimento è stato di non mantenere la denominazione ‘museo della Resistenza’, fin troppo diffusa e inflazionata”.
Ma queste spiegazioni non sono bastate all’Associazione museo della Resistenza comasca, che ha lanciato una raccolta firme
per mantenere la denominazione originaria. Parallelamente l’ANPI di
Como comunica nel suo sito internet che chi desidera esprimere la
propria indignazione per la scelta di cambiare nome al Museo della
Resistenza Comasca (con dovuti e non volgari modi), può farlo scrivendo
direttamente al sindaco di Dongo con la mail: sindaco@comune.dongo.co.it
La riapertura del museo è prevista per il 12 aprile 2014, al momento, ancora con il nuovo nome deciso dal sindaco.
Il Partito Comunista, con in testa il comitato Lombardo e la sezione
milanese “G. Moranino”, appoggiano l’iniziativa dell’ANPI di Como e
dell’Associazione museo della Resistenza comasca, e si oppongono al
cambio di denominazione del museo, in quanto riconoscono chiaro ed
evidente il tentativo di voler allontanare l’anima della Resistenza
partigiana dal suo popolo. Arretrando di un passo alla volta, ci
ritroveremmo ben presto distanti anni luce da quel sentiero di lotta nel
quale molti compagni/e sono deceduti per conquistare la Libertà. La
Resistenza non è “un’operazione di marketing” e non da nessun fastidio. Ed il fatto che sia “diffusa ed inflazionata” è per noi soltanto un bene ed un grande orgoglio!
mercoledì 26 febbraio 2014
venerdì 21 febbraio 2014
Milano zona Certosa. Dopo Cuore Nero, ecco Lealtà e Azione.
I vecchi locali, tra via San Brunone e via Vilfredo Pareto, concessi,
prima a Il sogno di Rohan, negozio gestito da Alessandro Todisco per la
vendita di oggettistica nazi della linea Calci e pugni, e poi
direttamente nel 2008 a Cuore nero, diverranno ora la sede milanese di
Lealtà azione. Poco più di 50 metri quadrati dati in "comodato d'uso
gratuito". La nuova apertura, con tanto di inaugurazione ufficiale, è
prevista per il prossimo mese. Diverrebbe la sede centrale di Lealtà
azione con lo spostamento anche delle attività al momento ubicate in via
General Govone 35. Qui prenderebbe corpo il cosiddetto “Progetto di COO
X AZIONE” con “l’obiettivo di portare un aiuto concreto alle numerose
famiglie italiane in difficoltà economiche, ben lontane dagli aiuti
istituzionali”. Uno dei tanti modi per rendersi presentabili.
Della prossima apertura già se ne parla nel litigiosissimo e concorrenziale mondo dell'estrema destra milanese. Il timore, per qualcuno, vedi Forza nuova, è di perdere il peso acquisito. Intanto fervono i lavori per riattare i locali e diverse teste rasate sono già state notate nella zona.
La società proprietaria degli spazi è la Milasl srl, unico socio Michelangelo Tibaldi. La società precedentemente era nelle mani di Lino Guaglianone che nel 2007 vendette tutte le quote a Tibaldi, pur rimanendo amministratore unico fino al marzo 2010, quando gli subentrò Giorgio Laurendi, un funzionario dell’Agenzia delle entrate licenziato per corruzione e gestore del circolo di Alleanza nazionale Protagonismo sociale. Guarda caso la sede della società in un primo momento era proprio in via Durini 14 (ora è a Reggio Calabria), ovvero allo stesso indirizzo della Mgim, lo studio di commercialisti di cui Lino Guaglianone è socio. Studio sotto il quale il 17 settembre 2009 lo stesso Guaglianone fu fotografato dai carabinieri in compagnia di Paolo Martino, considerato uno dei più influenti capi della ‘ndrangheta a Milano.
Di Pasquale Guaglianone, detto Lino, nato in provincia di Cosenza nel 1955, si è già scritto e detto molto: ex tesoriere dei Nar (i Nuclei armati rivoluzionari fondati nel 1977 dal terrorista nero Giusva Fioravanti), condannato con sentenza definitiva per associazione sovversiva e banda armata, candidato nel 2005 per Alleanza nazionale alle regionali, commercialista, curiosamente, non iscritto all'albo a Milano ma a Reggio Calabria. Degli intrecci di cui abbiamo parlato fa testo il rapporto della Commissione antimafia del 2012 (che pubblichiamo integralmente) che portò allo scioglimento, nell’ottobre dello stesso anno, del comune di Reggio Calabria. Da pagina 206 a 2010, la storia di Michelangelo Tibaldi, nel rapporto indicato come l'emissario del boss mafioso Santo Crucitti. Quelli di Lealtà azione non si fanno ormai mancare proprio nulla. Prima con Mimmo Hammer, al secolo Domenico Bosa, finito intercettato qualche mese fa con narcotrafficanti belgradesi, ora con l’apertura di una sede in mano a personaggi in odore di mafia. Camerati o picciotti?
[Osservatoriodemocratico.org]
Della prossima apertura già se ne parla nel litigiosissimo e concorrenziale mondo dell'estrema destra milanese. Il timore, per qualcuno, vedi Forza nuova, è di perdere il peso acquisito. Intanto fervono i lavori per riattare i locali e diverse teste rasate sono già state notate nella zona.
La società proprietaria degli spazi è la Milasl srl, unico socio Michelangelo Tibaldi. La società precedentemente era nelle mani di Lino Guaglianone che nel 2007 vendette tutte le quote a Tibaldi, pur rimanendo amministratore unico fino al marzo 2010, quando gli subentrò Giorgio Laurendi, un funzionario dell’Agenzia delle entrate licenziato per corruzione e gestore del circolo di Alleanza nazionale Protagonismo sociale. Guarda caso la sede della società in un primo momento era proprio in via Durini 14 (ora è a Reggio Calabria), ovvero allo stesso indirizzo della Mgim, lo studio di commercialisti di cui Lino Guaglianone è socio. Studio sotto il quale il 17 settembre 2009 lo stesso Guaglianone fu fotografato dai carabinieri in compagnia di Paolo Martino, considerato uno dei più influenti capi della ‘ndrangheta a Milano.
Di Pasquale Guaglianone, detto Lino, nato in provincia di Cosenza nel 1955, si è già scritto e detto molto: ex tesoriere dei Nar (i Nuclei armati rivoluzionari fondati nel 1977 dal terrorista nero Giusva Fioravanti), condannato con sentenza definitiva per associazione sovversiva e banda armata, candidato nel 2005 per Alleanza nazionale alle regionali, commercialista, curiosamente, non iscritto all'albo a Milano ma a Reggio Calabria. Degli intrecci di cui abbiamo parlato fa testo il rapporto della Commissione antimafia del 2012 (che pubblichiamo integralmente) che portò allo scioglimento, nell’ottobre dello stesso anno, del comune di Reggio Calabria. Da pagina 206 a 2010, la storia di Michelangelo Tibaldi, nel rapporto indicato come l'emissario del boss mafioso Santo Crucitti. Quelli di Lealtà azione non si fanno ormai mancare proprio nulla. Prima con Mimmo Hammer, al secolo Domenico Bosa, finito intercettato qualche mese fa con narcotrafficanti belgradesi, ora con l’apertura di una sede in mano a personaggi in odore di mafia. Camerati o picciotti?
[Osservatoriodemocratico.org]
mercoledì 19 febbraio 2014
venerdì 14 febbraio 2014
Riapre il Museo della Liberazione di Lucca
Il Museo della Liberazione di Lucca sta riaprendo lentamente al
pubblico. E' importante, oltre a celebrare l'evento della riapertura di
un Museo, lavorare intorno al progetto che vede le sale a palazzo
Guinigi come luogo centrale di molte altre attività. Epicentro
culturale, perchè il Museo è luogo di memoria ed estensione storica per
Lucca, la Versilia, la piana, la valle del Serchio e la Garfagnana.
Senza fermarsi visto che la Linea Gotica ha bloccato il fronte della
seconda guerra mondiale tagliando in due la Garfagnana. Fronte che ha
visto passare soldati, con le loro storie, afroamericani (della
Buffalo), brasiliani (con la FEB), nippoamericani (Nisei), oltre a
indiani, canadesi, inglesi.
Il Museo della Liberazione raccoglie inoltre le storie della gente comune che subì i lutti della guerra.
E' importante far crescere questo luogo come luogo di tutti: perchè un popolo che dimentica, è un popolo senza futuro.
Diventa amico del Museo su facebook
https://www.facebook.com/MuseoStoricoDellaLiberazioneLucca
E visita il sito
http://www.museodellaliberazionelucca.it/
Il Museo della Liberazione raccoglie inoltre le storie della gente comune che subì i lutti della guerra.
E' importante far crescere questo luogo come luogo di tutti: perchè un popolo che dimentica, è un popolo senza futuro.
Diventa amico del Museo su facebook
https://www.facebook.com/MuseoStoricoDellaLiberazioneLucca
E visita il sito
http://www.museodellaliberazionelucca.it/
giovedì 13 febbraio 2014
Pestaggi e minacce: Casapound semina il terrore a San Benedetto del Tronto
C’è
chi continua ad affermare che ‘il fascismo è morto’ e che essere
antifascisti nel 2014 sia un esercizio di settarismo o quantomeno di
arretratezza rispetto all’evoluzione del mondo. Sarà, ma le notizie che
continuano ad arrivare dai nostri territori sembrano dire esattamente il
contrario (senza contare che i fascisti non sono proprio ‘morti’ visto
che hanno imposto al paese una festa nazionale – il Giorno della Memoria
– a loro uso e consumo).
L’ultimo episodio segnalato dalla stampa locale è avvenuto in quel di San Benedetto del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno.
Durante la notte tra il 7 e l’8 febbraio in tre diversi episodi una
banda di giovanotti aderenti a gruppi locali dell’estrema destra, tra i
quali un pugile professionista, prendono di mira alcuni giovani e
seminano il terrore nel centro cittadino.
Le prime vittime della notte brava è un ragazzo, preso a pugni e
spintoni e finito al Pronto Soccorso, anche se secondo l’Osservatore
Quotidiano al fatto non sarebbe seguita nessuna denuncia formale. Dopo
pochi minuti la banda si dedica ad un approccio non molto educato nei
confronti di una ragazza fuori da un bar; lei prende a ceffoni uno dei
fascisti che risponde con pugni e calci contro la malcapitata e contro i
suoi amici che tentano di difenderla. Due ventenni, un ragazzo e una
ragazza, finiscono al Pronto Soccorso.
Racconta ancora l’Osservatore che a poche decine di metri di distanza il
gruppo tenta di aggredire un’altra ragazza, “prima con insulti e poi
con le mani e in seguito avrebbe colpito gli amici di quest’ultima.
Anche un ragazzo – che aveva provato a sedare pacificamente gli animi –
sarebbe stato gettato a terra e preso a calci e a bottigliate”. Questa
volta le vittime del pestaggio, anche loro finiti al Pronto Soccorso,
sono corse a sporgere denuncia. Il quotidiano locale racconta
particolari che la dicono lunga sull’identità degli aggressori: “Che
cazzo indichi, troia infame?”, avrebbe detto uno degli aggressori, e la
ragazza, stupita, avrebbe risposto: “Roberto, che dici? Siamo amici e mi
hai anche invitata a CasaPound”. Dopo il pestaggio il picchiatore
avrebbe detto ad una delle vittime: “Se non ti ho ammazzato adesso ti
faccio ammazzare”.
Alla fine della notte di terrore le denunce sporte sono ben 5 e gli
aggressori individuati sono tutti esponenti di gruppi neofascisti
locali, compreso il pugile di cui scrivevamo sopra, dirigente della
sezione cittadina di Casapound.
La matrice politica delle molteplici aggressioni non è sfuggita ai
partiti di centrosinistra di San Benedetto del Tronto, che in una nota
congiunta scrivono: “(...) appare comunque evidente che queste
aggressioni siano maturate nel sempre fertile ambiente della destra
neofascista, permeato da sempre da pulsioni violente e misogine. La
reazione della città deve essere forte e unanime: il rifiuto netto del
fascismo nella teoria politica e nella pratica; la lotta senza quartiere
all’omertà ed all’indifferenza. Rivolgiamo quindi un appello ai nostri
concittadini affinché non abbassino la guardia e denuncino alle autorità
ogni forma di prevaricazione, delegittimando i gruppi che hanno come
unico obiettivo l’intimidazione, negandogli la disponibilità di spazi e
l’accoglienza; contemporaneamente, chiediamo alle forze dell’ordine di
garantire la sicurezza perseguendo con decisione ogni manifestazione
violenta”.
Manca una richiesta che forse un episodio come quello che abbiamo
raccontato rende più che giustificabile: la chiusura di tutte le sedi
fasciste. E la consapevolezza che non saranno certo le forze dell’ordine
a garantire ‘la sicurezza dei cittadini’ e che quindi debbano essere i
cittadini ad organizzarsi per impedire le scorribande fasciste.
giovedì 6 febbraio 2014
Assalti, pestaggi, prevaricazioni di ogni tipo: l’estrema destra in Lombardia tenta di riorganizzarsi
Forza Nuova perde i cocci.
Nascono nuovi mini-gruppi nazi-fascisti.
La
bestia non è ancora sparita, ma soltanto assopita. Ha trovato linfa vitale proprio
da quella democrazia che tanto aveva osteggiato durante il secondo conflitto
mondiale.
Un
importante aiuto al proliferare di movimenti e gruppi dell’estrema destra
nazi-fascista italiana sono arrivati grazie a politici conniventi di marca PdL,
Fratelli d’Italia, Alleanza Nazionale (quando c’era) e Lega Nord, con tutte le
sue piccole ramificazioni.
Molti
“camerati” sono giovani e giovanissimi, ancora inesperti, non formati e non
educati a quello che è stato il periodo nero del fascismo prima e del nazi-fascismo
poi.
Hanno
idee vaghe, poco chiare, vivono con il mito del “grande Italico impero” e
giocano a fare i druidi medievali di pura razza europea.
Altri
sono fuoriusciti dai vari partiti “istituzionalizzati” o “parlamentarizzati”,
in quanto traditi proprio da quei partiti (fascisti) che una volta arrivati al
potere hanno necessariamente dovuto sottostare alle leggi della democrazia
italiana, piegando la testa ed abbandonando i saluti romani e le adunate. Anche
se dobbiamo necessariamente notare che favori e finanziamenti sono sempre
arrivati, negli ultimi vent’anni, proprio da quei partiti considerati da loro
“traditori” (un esempio su tutti la sede romana di Casapound regalata
dall’amministrazione Alemanno del Comune di Roma al gruppo nazi-fascista).
Forza
Nuova dal canto suo registra negli ultimi 4 mesi una fuori uscita di militanti
sempre maggiore, nascono così nuovi piccoli gruppi, legati tra loro da un filo
conduttore, come fossero piccole cellule di un unico grande corpo
(ufficialmente) inesistente, ma nei fatti vivo e pulsante. Le sedi di questi
piccoli gruppi aprono soprattutto nei paesi della Lombardia del Nord (Varese in
testa), tempio del leghismo più puro, ma anche nel Veneto della Serenissima.
Si
fanno vedere, spavaldi e per niente impauriti, organizzati, inquadrati
militarmente. Riscoprono (o scoprono per la prima volta?) l’internazionalismo
militante. Sono legati ai vari partiti dell’estrema destra nazionalista
europea. Organizzano comizi e manifestazioni musicali con lo scopo di rilanciare
l’idea della “Grande Nazione”. Si battono per il rientro dei due marò
dall’India. Contattano la Siria di Assad, appoggiandone la lotta ed invitandone
gli esponenti ai loro raduni. Riempiono le città di volantini e manifesti (come
a Tradate quando affissero manifesti per gli auguri di buon compleanno a Benito
Mussolini). Organizzano finti incendi dolosi per passare da pecorelle
immacolate (vedi la sede di Lealtà e Azione di Milano incendiata da loro stessi
l’anno scorso). Si appropriano (e questo è peggio!) dei luoghi cari alla
Resistenza partigiana: è il caso della manifestazione in Valcuvia al Sacrario
del San Martino di Duno, nel 70° anniversario della prima battaglia della
Resistenza, quando i Dodici Raggi (gruppo fuoriuscito da poco da Forza Nuova) andarono
a deporre una corona «per dar pace a quei ragazzi che caddero combattendo»: non
i partigiani ovviamente, ma i soldati tedeschi e i loro cagnolini fascisti.
E’ delle ultime settimane anche la notizia che, nella sede di Caidate (Varese), stanno lavorando all’organizzazione del prossimo appuntamento dell’8 febbraio: un concerto musicale (simile al precedente Boreal festival) a «favore dei camerati in difficoltà con la legge», una specie di “soccorso nero”, organizzato in collaborazione con l’associazione “skin4skin”. Già diversi gruppi hanno dato la loro adesione, dagli skin-heads greci, ungheresi e slovacchi, fino alle teste rasate italiane della Skinhouse di Bollate, di Bergamo skin, Pavia skin e Torino skinhead. Ma nel gruppo dei Dodici Raggi è ora arrivato anche l’ex leader di “Liguria fronte skinhead”, tale Alessandro Bettini, già noto alle cronache e alla giustizia per essere stato imputato a Roma nel processo contro gli Hammer-skinheads, poi finito in prescrizione. Secondo la Digos di Genova, nel 1999, Alessandro Bettini picchiava ogni giorno il padre disabile, insultandolo con orrende frasi da “forno crematorio” e maltrattava la madre: fatti che gli sono costati, ad opera del Gip Massimo Modella, un ordine di custodia cautelare per minacce di morte e maltrattamenti aggravati dalla crudeltà.
In
tutto questo, oltre che essere seriamente preoccupati, siamo anche rammaricati
dalle flebili parole che l’ANPI lombardo e nazionale regala alla grave
situazione. Parole che non vanno oltre al semplice richiamo formale sulla carta
stampata. Siamo certi che, come i principi
della Dinamica esigono, per fermare un corpo occorre necessariamente
imporre allo stesso una forza uguale (di potenza) ma contraria (di verso).
Soltanto così, ed unitamente all’impegno delle scuole e con il sostegno della
cultura, si potrà definitivamente debellare i residui di nazi-fascismo che
ancora serpeggiano liberi.
giovedì 19 settembre 2013
Boreal festival completamente fallito! In quattro gatti e due galline……..
Un bilancio complessivo del cosiddetto Festival Boreale si
impone, se non altro per smentire una serie di notizie totalmente false fatte
circolare ad arte in questi giorni anche grazie a testate come
«Giornalettismo», (accreditate all’evento, compiacenti e in grado di pubblicare
solo articoli apologetici), o «Il Giornale», che non avendo visto svastiche in
giro ovviamente fa finta di non sapere che la croce celtica (utilizzata come
insegna del festival) non era altro che la mostrina delle Waffen-SS francesi
intruppate nella divisione Charlemagne e per questa stessa ragione considerata
un’aperta istigazione all’odio razziale.
E' bene informarvi che il numero reale
dei partecipanti è stato ben al di sotto delle aspettative: circa settanta il primo
giorno, poco più di cento il secondo (il tutto facilmente verificabile anche
attraverso le numerose fotografie). Solo il concerto finale ha visto la
partecipazione di poco più di duecento giovani. Queste le presenze (contate una
per una) dei militanti di Forza nuova (praticamente tutti maschi) arrivati a
Cantù: Como 10, Monza e Brianza 12 (rimpolpati da Leone Crociato), Milano 6,
Legnano e Saronno 5, Abbiategrasso e Magenta 3-4, Pavia 4, Brescia 2, Verona 5,
Trento e Riva del Garda 10, Pescara 3 (tra cui Marco Forconi, coordinatore
dell'Abruzzo appena indagato per la vicenda dei «cappi» simbolici affissi in
occasione dell’arrivo in città del ministro per l’integrazione Cecile Kyenge),
Napoli 4, Siracusa 2 e 2 anche i camerati arrivati da Militello, provincia di
Catania. Non più di settanta appunto. Colpisce la bassa partecipazione di
Milano (già registratasi anche in altre occasioni, ad esempio alla
manifestazione regionale a Brescia dello scorso dicembre), la non presenza di
alcuni dirigenti locali (come l’ex coordinatore della Brianza, Giovanni
Campisi, in uscita dall’organizzazione), ma soprattutto dei militanti delle più
importanti città italiane (da Torino a Bologna a Firenze a Roma). Altro che 400
intervenuti (vedi «Giornalettismo») o addirittura mille, come delira la stessa
Forza nuova! Con tutta evidenza una piccola organizzazione, tanto minuscola
quanto piena di problemi organizzativi.
Si sono infatti notate solo una trentina di tende canadesi montate soprattutto per le undici delegazioni straniere con non più di venti esponenti (una decina tra francesi e croati e altrettanti polacchi).
Molto contestata, infine, la decisione di far pagare venti euro a chi, non dell’organizzazione, voleva entrare. Il tutto giustificato con la necessità di far fronte al biglietto aereo di Roberto Fiore (!).
Si sono infatti notate solo una trentina di tende canadesi montate soprattutto per le undici delegazioni straniere con non più di venti esponenti (una decina tra francesi e croati e altrettanti polacchi).
Molto contestata, infine, la decisione di far pagare venti euro a chi, non dell’organizzazione, voleva entrare. Il tutto giustificato con la necessità di far fronte al biglietto aereo di Roberto Fiore (!).
La conferenza principale si è tenuta sull’immigrazione (“Contro
la follia dello Ius soli”) con gli interventi di Nick Griffin del British
national party (che ha parlato della “cospirazione mondiale” in atto che
attraverso il controllo dei flussi migratori intenderebbe distruggere con un
“genocidio” l’“identità europea”), di Manuel Candela di Democracia nacional,
noto per essere già stato condannato per la sua partecipazione a gruppi
neonazisti (che ha ritenuto di scagliarsi contro l’immigrazione islamica e
sudamericana in Spagna), di Gyula Gyogy Zagyva dell’Hivm ungherese (che vede
negli “zingari” “il problema principale” e pensa sia giunto il momento di
costruire “una civiltà del Nord”) e di Roberto Fiore (che se l’è presa con il
calo demografico, l’aborto e l’omosessualità, elogiando le leggi russe, e tanto
per non farsi mancare nulla, anche con il ministro Kyenge). Gli altri momenti
di dibattito hanno invece riguardato la Siria (strenuo il sostegno ad Assad) e
la “La difesa della famiglia dai matrimoni gay”.
Due giorni, insomma, del solito e becero neonazismo "da birra e salsicce"…………..ma stringi stringi sempre la solita vecchia medra!
Due giorni, insomma, del solito e becero neonazismo "da birra e salsicce"…………..ma stringi stringi sempre la solita vecchia medra!
mercoledì 18 settembre 2013
Concerto nazi-rock al teatro Manzoni, nel centro di Milano, il prossimo 16 dicembre
Il teatro è il Manzoni, nell’omonima via, in pieno centro,
l’appuntamento è per il prossimo lunedì 16 dicembre per un grande concerto,
“Concerto per Carlo”, questo il titolo, che senza molta fantasia qualcuno tra
gli organizzatori vorrebbe ribattezzare come la “Woodstock nera” italiana. “Il
più importante evento della Musica alternativa dopo Campo Hobbit”, a sentire i
promotori, che “a conferma di questo legame ideale” hanno anche ingaggiato
Walter Jeder, lo storico presentatore di tutte le edizioni dei passati Campi
Hobbit. L’occasione sarebbe data dal trentennale della scomparsa di Carlo
Venturino, fondatore del gruppo musicale di destra Gli amici del vento, perito
in un incidente stradale.
Proprio qualche giorno fa, sul Corriere della Sera, con un’intera pagina si è voluto sponsorizzare il rilancio di questo storico teatro (140 anni di vita quest’anno), oggi di proprietà della Fininvest, anticipando la programmazione dei prossimi mesi. Si andava dalla prosa al cabaret. Questo concerto non veniva citato. Ma che sia il Manzoni non vi è comunque alcun dubbio: la piantina del teatro, con il numero dei posti (700), è stata fatta circolare in rete tra i camerati nelle scorse settimane. È stata sufficiente una breve ricerca per averne la certezza. A richiederlo il capogruppo in Provincia dei Fratelli d’Italia Mamo Turci, il referente ormai, insieme a Roberta Capotosti, dei neonazisti milanesi negli enti locali.
L’architrave organizzativo ruota attorno a Lealtà azione, ovvero agli Hammerskin milanesi. A supportarli: l’Associazione culturale Lorien, legata a Guido Giraudo, il vero ideatore dell’iniziativa, che garantirebbe la produzione, e il circolo Excalibur che si impegnerebbe nella gestione. A seguire, come sponsor: l’associazione antiabortista Branco, l’associazione Memento, appena nata per rivalutare le gesta dei repubblichini, Canti ribelli web, che per sua stessa ammissione si ispira a Massimo Morsello (ex Nar e fondatore di Forza nuova) e all’ex generale delle Waffen-SS Leon Degrelle, Barbadillo on line (“un laboratorio di idee anticonformiste nel web”) e, per chiudere, la Comunità solidarista Popoli di Verona, per cui “l’Olocausto non è un argomento”.
Sul palco, la creme del nazi-rock italiano: da Skoll a Dario Bressan alla Compagnia dell’anello, fino a Gesta bellica, agli Hobbit, ad Aurora, a Dodicesima disposizione transitoria, per chiudere con i Malnatt e gli Amici del vento.
Proprio qualche giorno fa, sul Corriere della Sera, con un’intera pagina si è voluto sponsorizzare il rilancio di questo storico teatro (140 anni di vita quest’anno), oggi di proprietà della Fininvest, anticipando la programmazione dei prossimi mesi. Si andava dalla prosa al cabaret. Questo concerto non veniva citato. Ma che sia il Manzoni non vi è comunque alcun dubbio: la piantina del teatro, con il numero dei posti (700), è stata fatta circolare in rete tra i camerati nelle scorse settimane. È stata sufficiente una breve ricerca per averne la certezza. A richiederlo il capogruppo in Provincia dei Fratelli d’Italia Mamo Turci, il referente ormai, insieme a Roberta Capotosti, dei neonazisti milanesi negli enti locali.
L’architrave organizzativo ruota attorno a Lealtà azione, ovvero agli Hammerskin milanesi. A supportarli: l’Associazione culturale Lorien, legata a Guido Giraudo, il vero ideatore dell’iniziativa, che garantirebbe la produzione, e il circolo Excalibur che si impegnerebbe nella gestione. A seguire, come sponsor: l’associazione antiabortista Branco, l’associazione Memento, appena nata per rivalutare le gesta dei repubblichini, Canti ribelli web, che per sua stessa ammissione si ispira a Massimo Morsello (ex Nar e fondatore di Forza nuova) e all’ex generale delle Waffen-SS Leon Degrelle, Barbadillo on line (“un laboratorio di idee anticonformiste nel web”) e, per chiudere, la Comunità solidarista Popoli di Verona, per cui “l’Olocausto non è un argomento”.
Sul palco, la creme del nazi-rock italiano: da Skoll a Dario Bressan alla Compagnia dell’anello, fino a Gesta bellica, agli Hobbit, ad Aurora, a Dodicesima disposizione transitoria, per chiudere con i Malnatt e gli Amici del vento.
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