mercoledì 5 dicembre 2012
Alba Dorata: in Parlamento con le pistole
Il partito greco nazi-fascista di Alba dorata non è più un fenomeno sconosciuto, ma dopo il suo ingresso in parlamento alle scorse elezioni di maggio con il 7 per cento dei consensi, (oggi raddoppiati), e dopo aver avuto il coraggio di aprire una sede anche in Italia, si è distinto per numerosi episodi di razzismo, xenofobia e violenza. L’ultimo, in ordine di tempo, compiuto da due deputati che hanno tentato di fare ingresso nel Parlamento greco con due pistole, intercettate dai metal detector. Solo due settimane fa il portavoce del partito Ilias Kasidiaris si era rivolto in rete ai suoi militanti, per spiegare che era giunto il momento di “approfittare” dei diritti che gli concede l’esser stati eletti. E aveva detto: “Ora potremo portare pistole legalmente e non saremo arrestati sul luogo dei fatti se c’è un incidente. Questo ci permette di sentirci più tranquilli rispetto alle nostre azioni”. Lo stesso Kasiriadis era stato al centro pochi giorni fa di un voto del Parlamento proprio per spogliarlo dell’immunità, perché indagato per un furto a mano armata nel 2007.
Ma questo è solo la punta di un iceberg ben più pericoloso e demagogico. Il partito ha deciso di creare un’associazione di medici solo per cittadini greci, chiamandola “Medici con frontiere”, in aperta polemica con le ben più nota “Medici senza frontiere” che da anni opera in tutto il mondo per curare ammalati, senza distinzioni di sesso, razza o religione. Come invece Alba dorata intende fare. Per questo il sindaco di Maroussi, Patoulis, ha commentato stizzito che “le carenze dello Stato non possono tramutarsi in un’operazione partigiana, ma chi è in grado di fornire aiuti al nostro prossimo, lo potrà fare solo in modo certificato”. Allo stesso tempo il ministro della Salute Lykourentzos ha sottolineato che l’assistenza sanitaria delle associazioni di volontariato sono offerte a tutti, “al popolo greco, così come ai cittadini di paesi terzi che sono nel bisogno e nella sofferenza”. Nell’ultimo trimestre, i membri di Alba dorata sono anche arrivati a minacciare controlli negli ospedali pubblici per “buttare fuori gli stranieri a dare il loro posto ai cittadini greci”. La reazione contro il partito non si è fatta attendere: ieri un ordigno è esploso nella sede di Aspropirgos, a Nord Ovest di Atene: gravi i danni agli appartamenti e ai negozi dell’edificio ma nessuna vittima. L’attentato è giunto a pochissime ore dall’invito rivolto da Evanghelos Venizelos, il leader del Pasok, a tutti i partiti democratici del Paese a “combattere penalmente” Alba dorata, in quanto “si tratta di un’organizzazione criminale e nazista”.
Della condotta del partito ha fatto le spese un’insegnante dell’isola di Cefalonia, che in occasione della festa nazionale greca dello sorso 28 ottobre, aveva “osato” far scrivere agli alunni alcune preghiere in lingua greca ma anche in lingua albanese, al fine di favorire l’integrazione della folta comunità albanese che vive da anni in Grecia. Con il risultato che l’insegnante è stata trasferita nell’incredulità generale. Sul tema c’è stata una doppia reazione internazionale: non solo la Commissione europea e l’Onu hanno aperto un dossier sul caso, per valutare quali e quanti provvedimenti intraprendere contro queste forme di razzismo perpetrate dall’interno delle istituzioni (dal momento che il partito è nel parlamento ellenico), ma anche un appello di intellettuali e scrittori europei, capeggiati da Dario Fo e Bernard Henry Levy.
La Resistenza antifascista dei compagni greci diventa ora un’impellente necessità, e noi la appoggiamo senza indugi.
Non c'è futuro senza memoria - Iniziativa Antifascista
Riceviamo e pubblichiamo.
Firenze, 8 dicembre 2012 ore 18.00 - Iniziativa e dibattito con l'Associazione Dax
La Firenze Antifascista con questo comunicato vuole
esprimere la propria vicinanza e solidarietà al compagno Stefano,
accoltellato dai neonazisti, e a tutto il movimento antifascista
milanese.
Come in altre occasioni, colpendo lui hanno colpito tutti noi!
Ci sembra evidente che l’agibilità politica e l’impunità di cui godono oggi i fascisti siano maturate all’interno istituzioni democratiche dove quel filo nero che lega vecchi e nuovi fascisti agli apparati dello Stato non si è mai spezzato.
Al di là delle campagne demagogiche e del populismo di cui i fascisti si riempiono la bocca, le loro aggressioni colpiscono sempre chi realmente sceglie di lottare contro questo sistema: anche così si spiegano i lauti finanziamenti di cui possono godere e la stretta sorveglianza da parte di polizia e digos sempre pronti ai intervenire a difesa dei loro covi.
Non possiamo più accettare di piangere compagni uccisi, di vedere morire dei lavoratori solo perché hanno la pelle nera (il 13 dicembre ricorre un anno dall’assassinio di due senegalesi per mano di esponente di Casa Pond), di vedere aggredire gli studenti nelle università come nelle scuole o di veder pestare chi sceglie di vivere liberamente la propria sessualità e tutti coloro etichettati come “diversi”.
La risposta non può che essere sempre la stessa, l’unica che la storia ci ha dimostrato possa pagare: l’organizzazione e l’azione antifascista.
Invitiamo quindi a partecipare all’iniziativa di Firenze Antifascista che si terrà sabato 8 dicembre alle ore 18.00 al CPA fi-sud con un compagno dell’Associazione Dax di Milano che farà un quadro sui gruppi dell’estrema destra nel capoluogo lombardo e una panoramica sul clima che si respira in città dopo gli ultimi fatti
Rilanciamo la mobilitazione del 13 dicembre, giorno in cui saremo in piazza Dalmazia alle ore 17.00 per un presidio e alle ore 18.00 ci muoveremo in corteo, e le giornate del 15, 16 e 17 marzo a Milano in occasione del 10° anniversario dell’assassinio del compagno Dax
Firenze Antifascista
CPA fi-sud
Rete dei Collettivi Fiorentini Studenteschi
Cantiere Sociale Camilo Cienfuegos
Collettivo Politico Scienze Politiche
PCL
CAAT
Come in altre occasioni, colpendo lui hanno colpito tutti noi!
Ci sembra evidente che l’agibilità politica e l’impunità di cui godono oggi i fascisti siano maturate all’interno istituzioni democratiche dove quel filo nero che lega vecchi e nuovi fascisti agli apparati dello Stato non si è mai spezzato.
Al di là delle campagne demagogiche e del populismo di cui i fascisti si riempiono la bocca, le loro aggressioni colpiscono sempre chi realmente sceglie di lottare contro questo sistema: anche così si spiegano i lauti finanziamenti di cui possono godere e la stretta sorveglianza da parte di polizia e digos sempre pronti ai intervenire a difesa dei loro covi.
Non possiamo più accettare di piangere compagni uccisi, di vedere morire dei lavoratori solo perché hanno la pelle nera (il 13 dicembre ricorre un anno dall’assassinio di due senegalesi per mano di esponente di Casa Pond), di vedere aggredire gli studenti nelle università come nelle scuole o di veder pestare chi sceglie di vivere liberamente la propria sessualità e tutti coloro etichettati come “diversi”.
La risposta non può che essere sempre la stessa, l’unica che la storia ci ha dimostrato possa pagare: l’organizzazione e l’azione antifascista.
Invitiamo quindi a partecipare all’iniziativa di Firenze Antifascista che si terrà sabato 8 dicembre alle ore 18.00 al CPA fi-sud con un compagno dell’Associazione Dax di Milano che farà un quadro sui gruppi dell’estrema destra nel capoluogo lombardo e una panoramica sul clima che si respira in città dopo gli ultimi fatti
Rilanciamo la mobilitazione del 13 dicembre, giorno in cui saremo in piazza Dalmazia alle ore 17.00 per un presidio e alle ore 18.00 ci muoveremo in corteo, e le giornate del 15, 16 e 17 marzo a Milano in occasione del 10° anniversario dell’assassinio del compagno Dax
Firenze Antifascista
CPA fi-sud
Rete dei Collettivi Fiorentini Studenteschi
Cantiere Sociale Camilo Cienfuegos
Collettivo Politico Scienze Politiche
PCL
CAAT
martedì 4 dicembre 2012
Novità editoriali dell' editore Zambon
La cultura è molto importante per ogni sincero antifascista e per ogni comunista.
Lo studio è la nostra arma per non farci cogliere impreparati e poter quindi sostenere una discussione intelligiente con il nostro interlocutore.
Vi presentiamo a questo scopo le ultime novità letterarie dell'editore Zambon (seguono le due locandine che potete facilmente scaricare...basta solo selezionare con il mouse sull'immagine e fare "salva come"). I volumi li potrete trovare presso ogni libreria Feltrinelli.
Buona Lettura!
lunedì 3 dicembre 2012
Oggi la Jugoslavia festeggia la liberazione dal nazi-fascismo
Oggi, martedì 4 Dicembre, vogliamo ricordare la Guerra di Liberazione Jugoslava che, proprio oggi, festeggia la sua vittoria. Non vogliamo però in questa sede scendere in grandi dettagli politici sulla figura controversa di Tito (il furbacchione….), distaccato dalla teoria marxista-leninista del Partito Comunista e da Stalin in persona. Le scelte politiche, sono scelte politiche e, anche se non le comprendiamo e non le condividiamo, vogliamo in questa sede soltanto ricordare un'altra battaglia che ha segnato la sconfitta di fascismo e nazismo nell'est Europa e la liberazione di un altro popolo dal mostro nazi-fascista.
I fatti e la storia dicono che ……
Gli scontri ebbero inizio quando, il 6 aprile 1941, alle 05:15, le forze della Germania nazista, dei fascisti italiani, dei venduti ungheresi e bulgari attaccarono la Jugoslavia. La Luftwaffe, l'aeronautica militare tedesca, bombardò Belgrado ed altre fra le più importanti città del paese.
Il 17 aprile, i rappresentanti di varie regioni della Jugoslavia segnarono a Belgrado un armistizio con la Germania, concludendo undici giorni di resistenza contro gli invasori tedeschi. Tra ufficiali e soldati jugoslavi, furono fatti prigionieri più di trecentomila uomini.
Un mese dopo (22 giugno 1941) Hitler aprì un altro fronte, facendo partire l'offensiva contro l'Unione Sovietica (Operazione Barbarossa).
Gli jugoslavi organizzarono subito dei movimenti di resistenza. Quelli favorevoli al vecchio regno di Jugoslavia si unirono ai Cetnici, un esercito guerrigliero quasi interamente composto da serbi monarchico-nazionalisti e guidato dal colonnello Draža Mihajlovic, nominato capo del governo dal re Pietro II di Jugoslavia. Quelli favorevoli al Partito Comunista (e contro il re) si unirono all'Armata Popolare di Liberazione della Jugoslavia (APLJ) guidata da Josip Broz, un membro croato del Partito Comunista Jugoslavo. Il 4 luglio 1941 il Comitato Centrale del Partito Comunista Jugoslavo (CK KPJ) indisse un congresso, ponendo le basi per la resistenza.
L'Armata Popolare iniziò a condurre una guerriglia che si sviluppò nella più grande formazione della resistenza di tutta l'Europa centrale e occidentale occupata. Inizialmente i cetnici fecero delle azioni notevoli e ricevettero il sostegno del governo in esilio e degli Alleati, ma poi cominciarono a collaborare con le potenze dell'Asse contro l'Armata Popolare. Quando capirono che i Cetnici aiutavano i tedeschi, gli Alleati smisero di sostenerli.
La risposta tedesca alla resistenza fu costituita da feroci rappresaglie sulla popolazione civile e la mano libera data alle forze della Croazia collaborazionista. Anche le truppe occupanti italiane commisero parecchie atrocità. Ciò portò a notevoli perdite umane tra la popolazione civile di gran parte delle regioni jugoslave. Una stima approssimativa indica 1.700.000 morti, pari a circa il 10% della popolazione jugoslava del tempo. Le perdite più alte furono tra i serbi di Croazia e Bosnia e tra i membri delle minoranze "non-ariane", come ebrei e zingari, ma anche tra la popolazione che non collaborava con i nazisti (la politica fascista del Manifesto della Razza venne così esportata….).
Durante la guerra, i partigiani comunisti furono di fatto i padroni dei territori liberati, e l'Armata Popolare organizzò dei comitati civili con le funzioni del governo civile. Nell'autunno del 1941 i partigiani istituirono la Repubblica di Užice nel territorio liberato della Serbia occidentale. Nel novembre del 1941, però, i tedeschi rioccuparono questo territorio costringendo la maggior parte dei partigiani ad evacuarlo e a trasferirsi in Bosnia.
Il 25 novembre 1942, il Consiglio Antifascista della Liberazione Nazionale della Jugoslavia si riunì a Bihać. Si riunì anche il 29 novembre 1943 a Jajce e stabilì le fondamenta della futura organizzazione del paese, istituendo una federazione (dopo la guerra, tale data divenne l'anniversario della Repubblica).
L'Armata Popolare riuscì ad espellere le forze dell'Asse dalla Serbia nel 1944 e dal resto della Jugoslavia nel 1945. L'Armata Rossa intervenne in aiuto per la liberazione di Belgrado e di altri territori, ma si ritirò dopo la fine della guerra. Nel maggio del 1945, l'Armata Popolare incontrò le forze alleate fuori dei vecchi confini jugoslavi, dopo aver preso Trieste e parte delle province meridionali dell'Austria, la Carinzia e la Stiria in cui esisteva una minoranza slovena. Nel giugno del 1945, però, gli jugoslavi si ritirarono da Trieste.
In merito al mancato sostegno degli Alleati alle truppe di Draža Mihajlovic le cose andarono così. Tito, anche al fine di ottenere aiuti consistenti, si rivolse a Churchill, sostenendo che Draža Mihajlovic faceva il doppio gioco e collaborava coi tedeschi. Winston Churchill mandò segretamente suo figlio Randolph per accertare la verità. Tito riuscì a dimostrare che Draža Mihajlovic era collaborazionista. Randolph Churchill, tornato in Gran Bretagna riferì tutto a suo padre, il quale a sua volta informò il re Pietro II. Draža Mihajlovic fu destituito e il re nominò Tito capo del governo, purché accettasse due ministri monarchici. Si arrivò così all'accordo Tito-Šubašić del giugno 1944. È bene ricordare che al re, in cambio dell'alleanza con gli Alleati fu promesso il territorio italiano fino a Cervignano, con gli stessi confini dell'ex-Impero austro-ungarico. Tali accordi però divennero inutili in quanto Tito, ormai visto come un eroe nazionale dalla popolazione, assunse il potere e la carica di primo ministro nel nuovo stato comunista del dopoguerra. Tuttavia Tito, in conformità agli accordi già presi da Churchill con il re, si ritenne legittimato ad occupare le zone assegnate, ossia l'Istria, il Carso, Fiume, Trieste, Gorizia e Zara. In seguito, gli jugoslavi se ne dovettero andare da Trieste e da metà di Gorizia (città che venne divisa tra l'Italia e la Jugoslavia).
Di Tito non se ne è mai più parlato, forse proprio perché la politica che scelse di seguire (e come volle seguirla!) lo allontanò per sempre dai grandi miti della storia comunista internazionale.
Milano: corteo antifascista dopo l'aggressione
E' stato indetto proprio qualche istante fa, il sit-in di protesta antifascista che si svolgerà oggi, lunedì 3 Novembre alle h.18 in piazzale Loreto, dopo la sanguinosa aggressione del militante Antifa in stazione centrale.
Segue la locandina dell'evento.
Fate girare l'informazione!!! E non mancate!!!
Segue la locandina dell'evento.
Fate girare l'informazione!!! E non mancate!!!
Un eroe dimenticato - Pore Mosulishvili
Qristepore
Nicholas Dze Mosulishvili detto più
semplicemente Pore Mossulishvili
(Kvemo Machkhaani, 20 luglio 1916 – Lesa, 3 dicembre 1944) è stato un
partigiano e militare sovietico di nazionalità georgiana. Durante la Resistenza
italiana aderì al movimento partigiano entrando nella Brigata Garibaldi della
Valsesia. Medaglia d'oro al valor militare alla memoria.
Arruolato nell'Armata Rossa, dopo l'invasione tedesca dell'Unione Sovietica (1941) si guadagnò sul campo la nomina a sottufficiale. Nel 1944 fu catturato dai Tedeschi, incorporato in un reparto speciale e trasferito in Italia insieme con altri prigionieri sovietici e cecoslovacchi. Il reparto di ex prigionieri, al comando di Pore, aveva compiti di presidio territoriale e di antiguerriglia ed era dislocato nel Novarese, a Stresa
A Stresa Mosulishvili si mise subito in contatto con i partigiani della 118ª Brigata Garibaldi e il 7 settembre 1944, con altri 36 ex prigionieri georgiani, entrò nelle file della Resistenza italiana. Inquadrati nel 2º Battaglione della 118ª, i georgiani si distinsero subito per azioni audaci. Dal 9 al 14 ottobre parteciparono alla difesa della repubblica partigiana dell'Ossola. Il 26 ottobre furono tra i protagonisti dell'attacco che il 2º Battaglione condusse contro un convoglio di fascisti e che si concluse con la cattura e l'esecuzione di 23 repubblichini.
Nel novembre i nazifascisti decisero di sferrare una violenta controffensiva nella zona del Mottarone-Vergante, nel basso Verbano, settore operativo della Brigata "Servadei". I partigiani si divisero in piccoli gruppi, per resistere meglio all'attacco di forze soverchianti. Nel gruppo di Pore c'era anche il comandante del 2º Battaglione.
La notte del 3 dicembre 1944 i partigiani trovarono riparo in una baita sopra Lesa; ma la loro presenza venne notata da una spia dei Tedeschi, che accorsero in forze. All'alba del 4 dicembre cominciò un violentissimo combattimento. I partigiani, accerchiati, avevano quasi finito le munizioni. I Tedeschi intimarono la resa, promettendo salva la vita a tutti i partigiani, purché fosse loro consegnato il comandante. A questo punto, cogliendo di sorpresa i suoi, Pore uscì allo scoperto, si fece incontro ai Tedeschi e gridò: «Sono io il comandante! Viva l'Italia! viva i partigiani! viva la libertà!». Fece ancora pochi passi e puntatosi la pistola alla testa esplose l'ultimo colpo rimasto nell'arma.
Il 28 febbraio 1970 il Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat firmò il decreto con cui conferiva a Mosulishvili la Medaglia d'Oro al Valor Militare alla memoria. L'Italia ha voluto così celebrare un simbolo della solidarietà antifascista internazionale premiando l'esempio della vita e della morte di Mossulishvili. Il 5 maggio 1990 gli sono stati conferiti la Stella d'Oro di Eroe dell'Unione Sovietica e l'Ordine di Lenin. A Pore Mosulishvili è dedicata la "Baita della libertà" a Belgirate sul lago Maggiore.
![]() | |
| La medaglia dell' Ordine di Lenin insignita al compagno Pore |
La Milano fascista colpisce ancora….
E' stato
riconosciuto mentre camminava nei corridoi della metropolitana, in stazione
Centrale, è stato circondato e colpito con più di una coltellata alla pancia,
alle braccia e alle spalle. Il giovane, un militante del vecchio centro sociale
Orso, tuttora attivo nella galassia antagonista milanese, S. Z., 35 anni, è
andato da solo all'ospedale San Paolo. Le sue condizioni non sono gravi, ma
l'accoltellamento ha fatto salire la tensione in città. Il ferito ha
riconosciuto i due aggressori giovani di estrema destra "naziskin per
l'aspetto e l'abbigliamento", ha detto ai compagni dei centri sociali.
S. Z. stava tornando a casa, quando è stato circondando da due ragazzi che hanno iniziato a insultarlo e spintonarlo, finché non è spuntato il coltello che lo ha colpito alla milza. I medici del San Paolo lo hanno medicato e lo hanno dichiarato fuori pericolo.
"Un compagno dell'area del ticinese é stato infatti accoltellato da due ragazzi, che dall'abbigliamento e dall'aspetto appartengono molto probabilmente a un gruppo di estrema destra, gli Hammer Skin", hanno scritto su un sito di riferimento gli antagonisti. Un episodio che però resta grave, e che fa alzare la tensione in città, a pochi mesi dal decennale dell'assassinio di Dax, l'altro militante dell'Orso ucciso da militanti di estrema destra nel marzo del 2003.
S. Z. stava tornando a casa, quando è stato circondando da due ragazzi che hanno iniziato a insultarlo e spintonarlo, finché non è spuntato il coltello che lo ha colpito alla milza. I medici del San Paolo lo hanno medicato e lo hanno dichiarato fuori pericolo.
"Un compagno dell'area del ticinese é stato infatti accoltellato da due ragazzi, che dall'abbigliamento e dall'aspetto appartengono molto probabilmente a un gruppo di estrema destra, gli Hammer Skin", hanno scritto su un sito di riferimento gli antagonisti. Un episodio che però resta grave, e che fa alzare la tensione in città, a pochi mesi dal decennale dell'assassinio di Dax, l'altro militante dell'Orso ucciso da militanti di estrema destra nel marzo del 2003.
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